– Solo se mi vuoi –

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E se appoggiasi la mia mano sulla tua? Non quella sana, l’altra; quella che sanguina ancora in tutti i suoi dolori e sensi di colpa.

Vedere aprire la tua, per sostenere quelle fasce rimaste appese, sarebbe tutto ciò che ho sempre desiderato e che mai ho avuto.

Solo se mi vuoi, prendi un po di me, quello che non ti fa paura, quello che più ti fa dire “piccola mia”, e ricordami che per te esisto.

Non voglio appesantire i tuoi sorrisi, solo alleggerire il tuo cuore assieme al mio, ora è fragile lo sai.

Solo se mi vuoi, medica la mia anima, basta il tuo esserci, per me, per noi.

Magari ora non sarò in grado di darti nulla ma ti offro me, tutto ciò che ho.

Solo se mi vuoi, prendimi con te e dimmi che non mi lascerai.

@ElyGioia

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– La violenza che non si vede –

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C’è un tipo di violenza che lascia i segni, un’altra ancora dove i segni siedono all’intero, invisibili da tutti.

Ma, gli occhi parlano, loro lo fanno sempre, e quando sono i suoi a farlo, bisogna munirsi di coraggio.

Lei le sue cicatrici le cura anno dopo anno, invano; sì, perché ogni volta vedono il dolore, si riaprono, e bruciano, devastano, rompono, abbattono.

I residui del cuore girovagano senza meta tra le sue pupille, le labbra non pronunciano nulla, vogliono solo assorbire e bere tutto quell’amaro, per osservarlo scomparire.

La violenza che non si vede porta il nome della vigliaccheria; porta una mano che ferisce con un guanto fatto di spine, talvolta lo stesso guanto che prima sapeva di rassicurazione.

Un dolore che rinasce non tanto per la lama che fionda, ma perché quella stessa lama la stringe quella persona dalla quale t’aspetti amore, protezione, difesa.

E lei, lei se ne sta zitta, per amore.

Lei esplode dentro, rifugiandosi nelle sue notti stanche, lì può piangere e raccontare a se stessa quanto fa male al cuore ricevere indifferenza e veleno, allo stesso tempo.

Lei promette alle sue labbra che mai arriverà a fare agli altri ciò che è destinata ad affrontare, ed è da qui che cerca di farsi capire.

È da qui, che urla in silenzio chiedendo, in ginocchio, solo un po di tregua, a tutte quelle umiliazioni che si ripercuotono sul suo corpo, quella parte del corpo che sta sotto la pelle.

Lei è in grado di amare e vuole fare solo questo;  lei vuole donare, a chi invece la rispetta, tutto ciò che mai ha ricevuto, dal suo primo pianto segnante l’inizio della sua vita.

Vuole dire a quella violenza che non si vede che, nonostante i rifiuti, rimane lì, con la speranza che prima o poi verrà accettata per quello che è.

Un amore dolce e presente che piange un amore amaro ed assente.

@ElyGioia

– Dove si erano sparse cose belle –

Perchè, dove ci sei tu c’è anche l’amore e, dove ci sono pure io, c’è il battito dello stesso.

Perchè, dove c’è la tua presenza c’è la mia aria e, dove ci sono pure io, c’è il respiro della stessa.

Le parole scorrono, come i silenzi, ma tu, tu rimani dentro.

Condividere con te, tutta me, non è metterti responsabilità ma donarti fiducia, quella che prima era spezzata verso tutti e che ora tu hai fatto rivivere.

Le parole che non hanno vie di mezzo, alcune troppo valutate altre non ascoltate, non possono avere tutta questa assurdo importanza.

Dove siamo noi?

Io sono dove giace il mio respiro, sono nel posto che sto cercando.

Sono dove si erano sparse cose belle.

Ed ora non so più che dire.

@ElyGioia

– Vallo a spiegare –

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Quando chi ha contribuito alla tua esistenza non ti vuole, tu come fai a volerti? 

Certo, si può amare, sì, costantemente con la paura di rimanere soli, e vallo a spiegare che il presente c’entra solo apparentemente.

Vallo a spiegare il tuo bisogno di amare ed il tuo modo esagerato nel farlo.

Vallo a spiegare che il guardare il tuo aspetto e lanciargli addosso solo schiaffi è anche il risultato di quegli schiaffi subiti dentro.

Vallo a spiegare che non si deve aver paura di farti soffrire ma solo il coraggio di starti un po vicina, non mordi, ami.

Vallo a spiegare che non chiedi altro che l’amore stesso, quello che già hai per le mani, vallo a spiegare che non hai la minima intenzione di stringerlo per fargli male ma solo per il troppo desiderio di un abbraccio.

Vallo a spiegare.

Anche quando cerchi solo d’afferrare un sorriso, vallo a spiegare.

@ElyGioia

– Anche i gatti piangono –

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Mi trovo spesso a specchiarmi nei suoi occhi, ed ogni volta noto il suo grande bisogno d’affetto.

La sua zampa, intimorita a volte dalla paura di cadere, che cerca un mio contatto, anche laddove nota una certa distanza.

Non può versare lacrime ma piange.

Piange quando si sente solo, piange quando la mia mano si ferma e s’allontana dall’accarezzarlo.

Loro sono così, indipendenti da sé stessi ma dipendenti dall’amore.

Strettamente legati a quel senso d’appartenenza al loro essere umano, si sentono veri protagonisti solo quando ricevono attenzione e non indifferenza.

Si sentono invincibili quando ti si posizionano davanti e ricevono quei grattini sotto il mento, ecco, quel loro avere il viso semi schiacciato da due mani, li fa sentire i più ricchi del mondo, ricchi dentro, sì, i gatti hanno un anima.

Non parlano, non chiedono nulla in fondo, se non quelle attenzioni che rendono loro sicurezza, quella sicurezza di avere qualcuno al quale donare calore, tenerezza e coraggio.

Piccole tigri che non graffiano, se non per giocare o per difendersi, piccole tigri che si coccolano sbattendo la testa sulle tue gambe anche quando per una giornata intera vengono lasciati soli.

Loro ti amano in un modo forte forse, ma ti amano.

Ti amano anche quando ti vedono andare via, sperando in un tuo ritorno.

I gatti piangono, non per attirare l’attenzione, non per vittimismo, ma perché il loro linguaggio non può essere capito; allora stanno lì cercando di comunicarti con gli occhi tutto ciò che sentono dentro.

@ElyGioia