DBP

Paura dell’abbandono, timore, insicurezza, immagine distorta di sé stessi, depressione, ansia, rabbia improvvisa immotivata, autolesionismo, difficoltà nei rapporti interpersonali, bulimia, ricerca costante della perfezione, spese “pazze sopra la norma” improvvise senza una necessità, instabilità emotiva ( a molti piace il termine instabilità mentale). Ho tenuto a fare questa precisazione, l’emotività ha a che fare con le emozioni e da ciò che riceviamo dall’esterno con la nostra capacità e modo di affrontarlo. La mente è altra cosa, ma è più facile inglobare una determinata condizione in un gruppo di cose già conosciute, piuttosto che affrontarla dandole la giusta importanza dedicandole uno spazio tutto suo. Parliamo di DBP, ovvero, disturbo borderline della personalità. Ora, se rileggiamo le prime righe sono più che certa che ognuno di noi può trovare un pezzo di sé. Basterebbe semplicemente andare più a fondo alle cose, ma la paura spesso blocca la mente nel suo cammino verso una nuova conoscenza. Il nostro troppo orgoglio ci rende limitati, costretti in una superficialità che non fa altro che generare abissi più profondi dell’anima alla ricerca della sua comprensione. Ci si limita a dare etichette, come quella della malattia mentale, senza studiare cosa c’è al di là di un pianto che si ritiene estremo, al di là di un gesto che si ritiene fuori dalla norma, al di là di parole che si ritengono assurde. Come se ad un tratto non esistessero più tristezza, istinto e cuore. E poi, la normalità chi la stabilisce?. Io sono completamente contro corrente. Vivo dentro una moltitudine cose, ma voglio sfruttare ogni mia debolezza per portare speranza a chi crede di avere la testa chiusa in una prigione con la convinzione che nulla può farla uscire se non imbottendola di piccole pastiglie di diversi colori per renderle più “appetibili”.(I farmaci non dovrebbero essere usati come prima linea di trattamento, poiché non ne sono chiari i benefici) Ci si concentra sulla persona che è affetta da “anomalie” solo nel suo punto più evidente. Ci si dimentica che spesso i “disturbi” provengono da un passato, da un trauma, da ciò che ci ha accompagnato nell’infanzia. Nel disturbo borderline della personalità si parla di una forte paura dell’abbandono, spesso causato da un abbandono già vissuto. Un trauma che rimane inciso nel cuore, non solo nella mente, e che stravolge la propria personalità portando una forte insicurezza. La mia domanda è : se questo deriva da un avvenimento già vissuto e da un dolore subito, si può parlare di malattia mentale? No. L’incapacità di affrontare un dolore si diversifica anche da ciò che lo circonda. Capace non ci nasce nessuno, ma lo si può diventare, trasformando esperienze negative in opportunità di apertura verso ciò che al resto del mondo incute timore. Si cura il “disturbo” e non il suo contorno. Si prescrive una cura per limitarne i danni, ma non si fa una formazione a chi deve prendersene carico, un familiare ad esempio. E ritorno sempre al punto di partenza, il mio solito noioso punto di partenza, il bisogno di amore. Cari psicologi, cari tutti, non c’è poi molto da ridere su questa affermazione. Perché allora sono una Malata mentale pure io, e sinceramente questo non mi fa paura, perché con la paura ci convivo ogni benedetto momento della vita in cui gli spettri del passato prendono forma sul presente distorcendo la mia visione e mutando il mio sorriso. Possiamo inventare pillole, tecniche, cinture di forza tecnologiche, ma se si continuerà a non aiutare, non facendo crescere l’amore, non si arriverà mai a nulla di positivo. Se poi non vogliamo parlare dell’incapacità nello stare vicino a chi soffre allora chiudiamo pure gli occhi. Io li tengo aperti, perché rientro nella categoria di chi lotta per la serenità interiore. Ci vuole coraggio, pazienza, e ci sta tutto, proprio tutto. Ma credo che se si ama, un minimo di sacrificio si può fare. Si può stare vicino, si può stare a guardare chi piange rivolto verso un muro, perché in fondo anche se le parole ed i gesti innalzano una chiusura, il cuore urla il bisogno di una apertura, il bisogno di essere presi per mano, anche con forza. Ma si preferisce scappare anziché rimanere. Ed è questo che è esattamente nella mente di chi come me vive fuori dalla norma, dando peso a ciò che si ha dentro e non a ciò che ci circonda, la visione di vedere le spalle di chi si ama e non più il volto. Ci sono vari stadi in una “malattia”, come in una corsa ad ostacoli, ma gli ostacoli, come posso vedere in ogni gara olimpionica, si possono superare, si possono guardare in faccia e ci si può saltare su, volandoci sopra. Oppure, ci si può fermare e tornare indietro. Niente è facile nella vita, e di impossibile esiste solo l’eternità del corpo in questo mondo. Di insostenibile c’è solo una cosa, la mancanza di amore, non una realtà dura. Infondo un rimanere può fare molto. Molto. ( In caso di qualsiasi disturbo come fare? Offrire sostegno emozionale, comprensione, pazienza e incoraggiamento; i cambiamenti possono essere difficili e spaventosi per chi soffre, è altresì possibile migliorare nel tempo.)

@ElyGioia

Annunci

3 pensieri riguardo “DBP”

  1. Il primo obiettivo sembra essere, e non da ora, quello di eradicare ogni diversità piuttosto che di comprenderla e, solo eventualmente, guarire l’anima della persona.. ma l’anima, del resto, non la cura mai nessuno!

    Piace a 1 persona

  2. non c’è malattia psicologica che non possa essere curata, spesso non sono tanto le pillole, quanto un buon abbraccio, il bene di una persona che comprende, che offe conforto, che fa vedere il bene dove non c’è, che aiuta a vedere dove non si riesce a vedere. Spesso un abbraccio e delle buone parole sono la migliore terapia.

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.