– Lei –

Lei non accarezza, lei toglie la pelle. Non soffre per amore, si distrugge. Non vuole bene, ama. Non da una parte di sé, si dà per intero. Non respira, inghiotte ossigeno. Non chiede, bisbiglia i suoi desideri alle orecchie. Non si commuove, innaffia coi suoi sentimenti ogni dove. Non leviga, forma. Non unge, inzuppa. Non desidera, si straccia di voglie. Non parla, tesse parole al cuore. Lei non spinge, investe. Non si rattrista, si cosparge di cenere. Non si spoglia, si strappa i sentimenti.

Lei non abbraccia, afferra.

@ElyGioia

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– Mi guardi a stento, ed io ti amo –

Mi guardi, a stento, a singhiozzi, in un alternarsi di ore capaci di determinare le mie parole, ed io ti amo.

Mi guardi a tratti ed ogni volta che non lo fai è come se ti perdessi un pezzo di me, di ciò che penso, di ciò che provo, di ciò che vivo, ed assieme a te mi perdo anche io, hai giusto lo sguardo sul mio ultimo pensiero; sfuggono i precedenti, quelli scritti prima, quelli che fuoriescono da un anima sviscerata, ed io ti amo.

Mi guardi nella frazione di un minuto, mentre io cerco di raccogliere tutti gli altri, per portarli ai tuoi piedi e mostrarti me, darti me in tutte le mie lagne e mancanze, ed io ti amo.

Mi guardi voltandoti leggermente, con il tempo pari ad un battito d’ali di farfalla, io invece batto i piedi, finché non sarò colata atterra dalla sedia dal bisogno di noi, ed io ti amo.

Mi guardi nella fine di un istante, ed io ti amo, sapendo che, ultimo minuto del giorno, è sempre una sua parte, seppur piccola, e mi strugge il cuore ma poco non è pari a niente.

È solo che fa male quando ti perdi qualcosa di me, perché ogni cosa di me è per te. Ed io ti amo, come la prima volta, esattamente come la prima volta nella quale i nostri nomi si sono conosciuti.

È solo che che fa male quando sento un po’ di amarezza in me, perché in me ci sei tu. Ed io ti amo, come la prima volta in cui ho deciso di rimanere perché ho capito che senza te non è vita.

@ElyGioia

– Poteva anche morire –

Temeva di perdere le forze per continuare a bussare su quella porta chiusa, posta al centro dei suoi sogni. Non voleva altro che poterla vedere aperta, almeno per un po’, giusto il tempo di prendere il respiro, per poter affrontare la realtà che l’aspettava fuori, come un feroce aguzzino. Indossava abiti leggeri, non soffriva il freddo, se non quello del cuore, vestiva i suoi sentimenti, bastavano essi a portare l’estate sulla pelle. Ma arrivavano quei giorni nei quali il suo amato inverno colpiva inaspettatamente anche il suo petto. E prendeva forme diverse, a momenti si faceva lancia, altre scudo, altre coltello, altre ancora prendeva la forma di una leggera punta di matita. In quei giorni si sedeva, sempre lì, davanti a quella porta, sembrava sperare ancora nonostante tutto, d’altronde come poteva non farlo?, ormai lo sperare era diventato il suo sprono nella vita. Vita arrabbiata con lei, vita che sembrava farlo apposta a non volerla consolare. Era arrivata al punto di non poter più nemmeno sfiorarla, quella porta, eppure rimaneva a guardarla da lontano, nel caso all’improvviso si sarebbe aperta, avrebbe iniziato a correre veloce per esserci. Era arrivata ad essere a chilometri di distanza eppure il cuore era rimasto su quella maniglia. Più il suo corpo si allontanava a causa del tempo, più il cuore sentiva strappi lungo lo scorrere dei suoi battiti. E non smetteva mai, di battere, lei avrebbe potuto anche morire, il suo cuore non l’avrebbe seguita.

@ElyGioia