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AUTORI

– RECENSIONE –

Io ri graziosa infinitamente questa recensione e la condivido con Gioia.

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STORIA e CULTURA

– 27 Gennaio 1945 –

Non dimentichiamo.

@elygioia

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STORIA e CULTURA

– PAN ( MITOLOGIA GRECA ) –

( Si consiglia l’ascolto durante la lettura )

Lo sapevate che la parola “panico” proviene proprio dalla mitologia? Ebbene sì, prende nome dal dio Pan. [ Pan dal greco Paein = Pascolare ]

Dio della natura, del tutto, dei campi, dei boschi e dei pascoli. Secondo il mito greco, Pan era lo spirito di tutte le creature naturali, questo dunque lo lega alla foresta, all’abisso, al profondo, alle grotte, alle cime dei monti. Metà uomo, metà capra ( gambe e corna ), naso schiacciato, barba caprina, grandi zanne ingiallite che uscivano dalla bocca, zampe irsute e zoccoli. Una rappresentazione fisica orrenda che non rispecchiava il suo animo, in quanto era conosciuto come un dio buono, generoso e molto altruista. Diverse le teorie sulla sua nascita ma quella sostenuta da Omero dice che, Pan, nacque da Ermes ( messaggero degli dei ) e da Driode ( principessa trasformata in ninfa della quercia ). Pan non faceva parte dell’Olimpo ma la sua storia è in parte comune a quella di Dionisio, l’unico tra l’altro che lo accolse benevolmente, eh si, perché per quanto si conosce di questo mito, pare che sia stato abbandonato subito dopo la nascita proprio da sua madre ( esperienza per l’appunto condivisa anche da Dionisio ) e che proprio Ermes lo portò sull’Olimpo per presentarlo come una buffa, per far divertire gli altri dei.

Un dio solitario e “vagabondo” in quanto senza fissa dimora. Amava infatti vivere nelle selve, proprio in quei luoghi dove la sua voce era temuta. Da Pan prende appunto il nome di Timor- Panico. C’era un momento della giornata n quale nessuno doveva osare avvicinarsi, ovvero il pomeriggio, durante il suo riposo. Qualora chiunque l’avesse fatto, Pan avrebbe emesso delle urla terrificanti.

Carica sessuale elevata, sempre a caccia di ninfe ma amante anche degli uomini, come ad esempio il pastore Dafnj al quale insegnò a suonare il flauto. Inventore della sessualità non procreativa,così lo definisce Hillman, un noto psicologo americano. L’amore più “importante” o meglio, quello più celebre, fu quello con la ninfa Naiade Siringa.

Dipinto di Peter Paul Rubens

Diciamo che lei non era così entusiasta del corteggiamento di Pan, ogni qualvolta se lo trovava vicino scappava letteralmente dalle sue grinfie. Fino al giorno in cui, scappando, trovatasi sulle sponde del fiume Ladone, si gettò in acqua invocando le naiadi e pregando loro di essere trasformata in qualunque cosa pur di non essere riconosciuta da Pan, e fu così mutata in canna palustre. Pan, una volta raggiunta la sponda del fiume non la trovò più, ma, proprio lì, fu attratto dal suono emesso dal vento tra i canneti, prese una canna nel mezzo e la tagliò in sette o nove lunghezze diverse tra loro, legando le stesse tra loro con la cera e lo spago, a formare uno strumento che ora noi conosciamo come flauto di Pan o Siringa.

Tra le sue “avventure” amorose si narra il mito della seduzione di Selene. Pare che Pan usò un trucco, nascose il suo ispido pelo caprino sotto un velo candido, così mascherato la dea non lo riconobbe ed acconsentì nel salirgli in groppa. Pan si accoppiò anche con rito orgiastico con le Menadi, le quali erano le sacerdotesse del Dio, da qui considerato anche il dio-capro delle streghe.

Dipinto di William-Adolphe Bouguereau

Al di là della sua peculiare sessualità, Pan coprì un ruolo molto importante partecipando alla volta degli Olimpi contro Tifone ( mostro generato da Gea e Tartaro, dotato di grandi ali e cento terrificanti teste ). Si narra che Tifone entrò in competizione, per il dominio del mondo, con Zeus, e gli dei nel vederlo scapparono in Egitto dove presero diverse sembianze; Lo stesso Zeus si trasformò in un ariete, Dionisio in una capra, Ares in un cinghiale, Era in una vacca bianca, Afrodite in un pesce, Hernes in un ibis, Apollo in un corvo, Artemide in un gatto e Pan trasformò solo la sua parte inferiore nella coda di un pesce e si nascose in un fiume. All’inizio fu molto difficile per Zeus, ebbe la peggio, ma proprio all’arrivo coraggioso di Pan, la bestia si spaventò per il suo tremendo urlo ed Ermes riuscì così a sottrargli i tendini di Zeus, il quale si buttò, in un carro trainato da cavalli alati, contro Tifone e riuscì ad ucciderlo bersagliandolo di fulmini, in Sicilia. Zeus premiò Pan rendendolo una costellazione, il capricorno.

Secondo Plutarco, un grande filosofo, Pan fu l’unico dio che morì. Affermò la tesi di una morte inevitabile con l’inizio del Cristianesimo, il quale rifiutava la sessualità e l’istinto. Alcuni dicono che non sia però morto, ma unicamente caduto in un sonno profondo. Proprio il Cristianesimo nominò Pan come il diavolo, ossia, l’avversario dell’uomo e della creazione.

Ma voglio concludere questo articolo con questa domanda.

E se Pan non è morto? E se dorme tutt’ora dentro ognuno di noi? Chissà se questa nostra grande ricerca personale attraverso la natura ci porterà un giorno al suo risveglio, riscoprendo in noi i nostri veri istinti.

@elygioia

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POETRY

– Inutile –

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Inutilmente si schiaffeggia, questa fugace stagione invernale.

Vuol imporre alle menti gelidi pensieri, rubati all’inferno, purificati dal cielo.

Inutile mio cuore, va cercando istanti ricolmi di attenzione.

Inutile il mio dire.

Inutile la mia incapacità di goder la solitudine.

Inutile questo corpo.

Impotente e glacialmente sconfitto da questa realtà che spesso si mostra nemica.

@elygioia

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– NO ALLA VIOLENZA –

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STORIA e CULTURA

– 25 NOVEMBRE Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne –

Oggi, a differenza degli anni passati, mi sento di portare una riflessione leggermente diversa riguardo al significato, estremamente importante, di questa giornata. Oggi, vorrei mettere a fuoco la gran lacuna formata dalla nostra società. Da stamattina, opinionisti tv, giornalisti, ministri, non fanno altro che incoraggiare le donne a denunciare in caso di violenza subita. Poi però ne decantano la forza. Contraddizione ed ignoranza sono malattie devastanti che causano danni immensi nelle vite delle persone. Una donna che rimane vittima di violenza è una vera e propria vittima dell’intera comunità. Ma pensiamo davvero che le donne non vogliano denunciare?. Nel 2020, pensiamo davvero che una donna continui a provare amore verso un uomo che esercita su di lei una qualsiasi tipo di violenza?. Tanti i centri antiviolenza, tanti gli psicologi e gli assistenti sociali che si proclamano paladini della giustizia. Al posto di mettere in evidenza tutto questo, perché non mettere in evidenza il fatto che, quando una donna denuncia, la lentezza giudiziaria, diventa omicida essa stessa?. Noi donne, dovremmo girovagare, in fin di vita, dal pronto soccorso ai carabinieri, per ottenere una misera custodia cautelare, d’altra parte “sei ancora viva”. Povere quelle donne, allora, che i segni non li portano alla pelle, ma all’anima!. Ma lo sapete che la violenza psicologica arriva appena un attimo prima di una coltellata o di un pugno?. Personalmente, mi sento di urlare tutte queste parole come dall’alto di una montagna, sento esclusivamente il mio eco. Mi tornano addosso, violentandomi testa e cuore. Non si può più accettare tanto dolore. È ora di finirla di dedicare video, parole, poesie commoventi alle donne e poi voltare loro le spalle tutto il resto dell’anno. Sempre pronti a dire “Stop alla violenza!”e mai pronti a prestare vero aiuto quando questi casi toccano membri della propria famiglia o della propria cerchia di amicizie. Subito pronti a farsi avvocati difensori e mai pronti a parlare quando vi è bisogno, omertà vigliacca. Io, oggi, non dico alla donna di trovare il coraggio di denunciare, la donna non è un essere stupido, sà la cosa giusta da fare. Ha solo bisogno di sentirsi per una santa volta protetta da questa ingrata società. Oggi, dico alla donna che la speranza non la può togliere nessuno, né uno schiaffo né un insulto. Dico alla donna che ci sono altre donne a questo mondo, con altrettante storie, che non aspettano altro che qualcosa prima o poi cambi, prima di tutto attorno a loro, fino ad arrivare all’interno delle loro case. Esattamente come loro. Ecco, con estrema sincerità, dico alle donne che se sono lasciate sole dalla giustizia non sono sole nell’anima. E l’anima sa essere potente, lasciamola parlare. Chissà che scuoti un po’ la terra e ne faccia uscire del buono.

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POETRY

– CERCHIAMO DI VIVERE ( we try to live ) –

( Si consiglia l’ascolto durante la lettura )

Illustrazione di @mimles

Dietro uno sguardo vi abitano segni di vite diverse, talvolta incastrate l’una all’altra. Eppur sembra ve ne sia una sola. Forse non siamo immuni alla cecità di questo mondo. Non vediamo altre strade poiché troppo concentrati sulla reale concezione del vivere. È forse vita l’attesa di un vissuto? È forse atroce andare nel profondo e sviscerare l’anima umana?. Non accontentiamoci della realtà. Cerchiamo di andare oltre. Cerchiamo di vivere e lottiamo per non dover sempre e solo sopravvivere.

Behind a glance there live signs of different lives, sometimes intertwined with each other. Yet there seems to be only one. Perhaps we are not immune to the blindness of this world. We do not see other roads as we are too focused on the real concept of living. Is the expectation of a lived life perhaps? Is it atrocious to go deep and gut the human soul? Let’s not be satisfied with reality. Let’s try to go further. We try to live and fight not to always and only survive.

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POETRY

– Così, sbagliava – ( So, she was wrong) –

( Si consiglia l’ascolto durante la lettura )

Img dal Web

Ciò che le lacerava dentro erano tutte le urla che non riusciva a rigurgitare al mondo. L’amore era la sua unica ancora di salvezza, quand’essa barcollava sembrava l’arrivo dell’apocalisse. L’unico modo per togliere tutto quel male dai suoi occhi era la presenza di quelle braccia. Esse si che avevano gran potere. Erano calde, confortevoli, possenti e delicate allo stesso tempo. Quando le stringevano la schiena poi, le sembrava di volare sopra il cielo delle favole, di quelle che da piccola le piacevano tanto. Il problema era uno solo. La moltitudine di schiaffi ricevuti dalla vita, e non solo, l’avevano resa più fragile di un petalo di rosa al momento della sua caduta. Era come una libreria disastrata ed a pezzi, lasciata lì, senza libretto d’ istruzioni per il suo montaggio. Con la voglia di sentirsi felice ma con l’ estremo bisogno di essere cercata, trovata, curata, ridipinta, compresa e ricostruita. Non era mica una donna semplice. Anzi. Ma era estremamente vera, come poche anime. Voleva amare e toccare l’amore, quello che ricolma ogni quotidianità. Non conosceva amore leggero, non se ne faceva nulla di questo. Bramava un amore corposo, presente, pesantemente e violentemente puro. Non erano le brutte scosse a guarirla, bensì le pazienti azioni. Viveva tutto il vuoto di sé stessa, lottando contro il suo stesso muro, ferendosi sopra i suoi stessi chiodi. Ma, quando arrivavano quelle braccia, era come se tutto tornava all’origine, ad altri tempi. E s’abbandonava ad esse come quando ci si abbandona tra le lenzuola, dopo una ponderosa giornata. Anche qui, il problema era uno solo. L’incapacità della gestione delle sue emozioni, incastrando come in un Tetris dei sorrisi senza lacrime. Ma le amava quelle braccia, eccome se le amava, e non perché ne sentiva il solo bisogno. Le amava senza un perché. Questo per lei era un dono prezioso. Non voleva stringerle fortemente per non rischiare di pungerle con le sue spine, né voleva lasciarle morbide su di sé, per non rischiare di farle sentire poco desiderate. Così, sbagliava. In balia delle sue paure e del suo carattere. Tra l’onda di un suo silenzio e l’onda di un suo pianto.

What tore inside her was all the screams she couldn’t regurgitate to the world. Love was his only lifeline, when it staggered it seemed the arrival of the apocalypse. The only way to get all that evil out of his eyes was the presence of those arms. They had great power. They were warm, comfortable, powerful and delicate at the same time. When they hugged her back, she felt like she was flying over the sky of fairy tales, the ones she liked so much as a child. There was only one problem. The multitude of slaps received by life, and beyond, had made her more fragile than a rose petal at the moment of her fall. It was like a wrecked and broken bookcase, left there, without an instruction booklet for its assembly. With the desire to feel happy but with the extreme need to be sought, found, cared for, repainted, understood and rebuilt. She wasn’t a simple woman. Rather. But it was extremely true, like few souls. He wanted to love and touch love, the one that fills every everyday life. He did not know light love, he did nothing of this. He craved a full-bodied, present, heavily and violently pure love. It wasn’t the bad shocks that healed her, but the patient actions. She lived all the emptiness of herself, fighting against her own wall, hurting herself on her own nails. But, when those arms arrived, it was as if everything went back to its origins, to other times. And he indulged in them as when he indulges in the sheets, after a ponderous day. Again, there was only one problem. The inability to manage her emotions, embedding smiles without tears as in a Tetris. But he loved those arms, and how he loved them, and not because he just needed them. He loved them without a reason. This was a precious gift for her. He didn’t want to hold them tightly so as not to risk pricking them with his thorns, nor did he want to leave them soft on himself, so as not to risk making them feel unwanted. So, She was wrong. At the mercy of his fears and his character. Between the wave of his silence and the wave of his tears.

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STORIA e CULTURA

– ITALIA –

Img dal Web

“Adesso basta”

Io sono solamente una semplice cittadina italiana con la passione della scrittura, della poesia, dell’arte. Purtroppo o per mia fortuna (visto il poco valore che la mia amata Italia dà a questo settore) non vivo di questo. Poco importa. Non mi sono mai espressa in ambito politico, non comincerò ora (anche se dentro di me riesco a discernere il bene dal male). Mi sono semplicemente stancata di tutta questa situazione. Io amo il mio Paese e, giorno dopo giorno, sto assistendo al suo assassinio. E non mi riferisco alle recenti violente manifestazioni, quella non è gente disperata che lotta per la propria attività e per la propria famiglia, quella è gente dai comportamenti disonesti e violenti, gente affamata di vandali sfoghi. Il fatto è che nessuno dubita dell’emergenza sanitaria, anche se è giusto ricordare quanto questa seconda ondata fosse ben prevedibile. È giusto incitare alla responsabilità ma non si può predicare bene e razzolare male. Un “avvocato degli italiani” difende il suo popolo, davanti a tutto e tutti. È stato detto a tutti gli imprenditori, a qualsiasi settore, di rivoluzionare i propri sistemi, metodi, orari etc. Sono stati sostenuti costi per tutto questo, per il rispetto della legge e per il rispetto altrui. Queste nuove chiusure equivalgono a dire che tutto ciò è stato fatto inutilmente. Tempo e sacrificio sprecati e nemmeno considerati. Perché discriminare determinati settori? Forse vi è un guadagno da parte di qualcuno? Perché è questo che inizio a pensare. Sono una madre e mia figlia si reca alla scuola secondaria ogni giorno, vedo le strade, vedo i mezzi di trasporto, vedo il poco controllo da parte di chi dovrebbe stare al nostro fianco e non dalla parte di chi ci spara addosso. Ma ce lo scordiamo il numero di suicidi che ogni anno aumenta per difficoltà economiche? E ce lo scordiamo il numero di tutte quelle famiglie che ancora aspettano dallo Stato un aiuto? “I VIOLENTATI DALLO STATO”. Ci si scorda tutto in Italia!. Tanto basta andare avanti con quei bei sorrisi finti davanti ad un’ Europa traditrice, sopprimendo la nostra cultura, che è sempre stata la nostra fonte maggiore di ricchezza.❗concordo con @rossbrescia ! Concludo che davvero, a chi ci governa, la storia non ha insegnato un bel nulla. @elygioia #pensieriscrittielygioia https://www.instagram.com/p/CG163qQnnw7/?igshid=1lon9ijowfns9

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POETRY

– Diritto al volo ( THE RIGHT TO FLY ) –

( SI CONSIGLIA L’ASCOLTO DURANTE LA LETTURA )

Illustrazione surreale di  Amy Judd’s

Donate e poi rubate, accarezzate e squarciate, elogiate e disprezzate, le ali di certe donne. Divenute nere, dal fumo tossico della violenza. Ornate di spine, da tutte quelle rose malate inghiottite. Aromatizzate di rabbia, dagli abusi della società. Contrassegnate dalla ruvida ed ignota gente e dalla loro omertà. Eppur si vedono ancora, tra il singhiozzo di certi giorni e la forza di sempre. Con il lume della speranza nascosto al cuore, guardano i giorni futuri. Bramando cure e fiducia, camminano, senza poter più volare. Chissà, se quel lontano futuro s’avvicinerà presto roseo. Chissà se riusciranno mai a riconquistare il diritto al volo ed il diritto all’amore.

Donate and then steal, caress and tear apart, praise and despise, the wings of certain women. Turned black, from the toxic smoke of violence. Adorned with thorns, from all those sick roses swallowed up. Spiced with anger, from the abuses of society. Marked by the rough and unknown people and their silence. Yet they still see each other, between the hiccups of certain days and the strength of always. With the light of hope hidden from their hearts, they look to the future days. Craving care and trust, they walk, unable to fly anymore. Who knows, if that distant future will soon approach rosy. Who knows if they will ever manage to regain the right to fly and the right to love.

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