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STORIA e CULTURA

– Come la MITOLOGIA GRECA accarezza L’ATTUALITÀ – TESEO, ARIANNA, IL LABIRINTO, LA “BESTIA” ED IL CAMMINO VERSO L’IO PROFONDO –

Lo riconoscete?

Ebbene si, quello che vedete raffigurato qui sopra è Aristeo, ovvero, il Minotauro ( da “Minos” che in Cretese significa Re e da “Tauro” che significa toro ). Ormai non è un segreto la mia passione per la storia e per la mitologia greca. Ad ogni modo, con questo articolo, vorrei davvero andare ancora di più in profondità rispetto alla solita leggenda narrata. Teseo ed Arianna saranno i protagonisti di questo viaggio tra le righe.

Teseo, figlio di Egeo ed Etra, visse in un piccolo paesino chiamato Trezene, in Grecia, poiché suo padre, Re di Atene, per la paura che venisse avvelenato dai cugini lo trasferì in campagna. In pratica, affermò che fino a quando il giovane Teseo non fosse riuscito a sollevare la grande roccia sotto la quale egli stesso aveva riposto la sua spada, sarebbe dovuto rimanere lì; solo dopo avrebbe potuto far ritorno ad Atene e divenirne il futuro Re. Teseo dunque divenne grande, e con la sua forza riuscì ad impadronirsi della spada. Prese il cammino verso casa ma, l’impresa non fu delle più semplici. Incontrò diversi briganti lungo il suo viaggio, ne cito tre per la loro “particolare fantasia”. Sini o Perigune, il quale tendeva agguati lungo una strada che collegava Trezene ad Atene, ovvero, aveva l’abitudine di legare i viandanti alle cime di due pini, ancorate a terra dalle corde che, una volta tagliate, lasciavano che gli alberi si rialzassero ciascuno tirandoli così su un fianco, straziando il corpo del malcapitato. Poi troviamo Procuste o Damaste, che s’appostava sul monte Coridallo, lungo la via sacra tra Eleausi ed Atene, ed aggrediva i viandanti straziandoli se troppo corti, battendoli con un martello su un’incudine, o amputandoli se troppo lunghi. Era leggermente pieno di sé, nessuno doveva essere né più piccolo né più grande della dimensione del suo letto. Tipo strano eh?. Non era da meno Scirone, il quale viveva lungo una strada posta su di una scogliera della costa Saronica, chiamata “Rocce Scirone”, ed in quel passaggio aggrediva i malcapitati costringendoli a lavargli i piedi, e così, quando chinavano il capo, li buttava in mare con un calcio facendoli successivamente divorare da una tartaruga marina. Ma, torniamo a Teseo, li sconfisse tutti sottoponendoli alle loro stesse torture ( chi di spada ferisce, di spada perisce, insomma). Arrivò ad Atene ed i nemici non mancarono neanche qui. Medea, ex donna di Giasone, come vide Teseo arrivare lo invitò per un vero banchetto, ad insaputa del padre Egeo, per fargli bere una coppa di veleno, ma fu lo stesso Egeo a salvarlo quando vide il giovane tagliare la carne posata al tavolo con la sua spada, quella famosa spada, riconoscendolo come figlio, gettando immediatamente a terra la coppa della morte ed abbracciandolo.

Ora arriviamo al punto iniziale di questa storia, facendo una breve premessa. Su Atene in quegli anni aggravava un pericolo, ogni nove anni la città doveva dare un tributo al Re Minosse ( Re di Creta ) sette ragazzi e sette fanciulle vergini. Perché?

Minosse a quel tempo non era ben visto dalla popolazione cretese in quanto il suo vero padre non era il re precedente, Asterione, bensì Zeus. Il re, in preda a disperazione, pregò Poseidone, dio del mare, di inviargli un toro come simbolo dell’apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in suo onore. Poseidone gli donò un possente toro bianco di valore inestimabile. Vista la sua bellezza, però, il re decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro. Poseidone ne venne a conoscenza e, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, dello stesso toro bianco. E qui avvenne il “fatto”.

Pasifae ardeva dal desiderio di essere posseduta dal toro, a tal punto che si fece costruire, da Dedalo, una statua in legno a forma di vacca, ricoperta di pelo, e ci si mise all’interno sperando in una calda unione.

Affresco di Giulio Romano

Fu così che, dall’incontro dei due, nacque una creatura metà uomo e metà toro [ Creautra dal corpo umanoide e bipede, zoccoli e pelliccia bovina, coda e testa toro ] e, come possiamo immaginare, Minosse ideò subito una soluzione per tener nascosta questa grande vergogna.

Egli fece costruire da Dedalo un vero e proprio labirinto, un archetipo, un edificio sotterraneo composto da cunicoli segreti e meandri contorti, dal quale una volta entrati non si poteva più uscirne. Lo stesso Dedalo assieme a suo figlio Icaro, una volta costruito il labirinto, non trovando la via di uscita, pensò di costruirsi delle ali di cera per spiccare il volo ed andarsene finalmente fuori. 📌( Peccato che il figlio volò talmente in alto da raggiungere il calore del sole che le sue ali si squagliarono e precipitò a terra sfracellandosi ) .

Minosse doveva pur “mantenere” questa strana creatura, chiamata Aristeo, dunque, per sfamarlo, ordinò che ogni anno dovevano esser offerti da Atene sette ragazzi e sette fanciulle, come detto prima dell’inizio di questa lunghissima ma doverosa premessa, non me ne vogliate.

Teseo, dunque, una volta venuto alla conoscenza di questo sopruso, decise di partire con i ragazzi sacrificati in offerta al re di Creta, promettendo al padre l’uccisione della creatura ed un rientro in nave con vele bianche a simboleggiarla. Una volta giunto lì però, entra in ballo Arianna, la figlia di Minosse, la quale, vedendolo, se ne innamorò a prima vista. Cosa fece Arianna per salvare il suo amato dalle grinfie della bestia e dai cunicoli segreti del labirinto? Semplice, diede a Teseo un gomitolo di lana da svolgere una volta entrato e da riavvolgere successivamente al momento della sua uscita. Così da conquistarsi l’amore che tanto sognava.

Teseo, da grande eroe fece proprio così, e grazie all’astuzia di Arianna sconfisse la bestia e uscì dal labirinto sano e salvo.

Arianna in balia del suo amore accettò di trasferirsi all’Isola di Nasso ( detta anche Dia ) con lui. C’è un però, Teseo era un amante del genere femminile e di “accasarsi” non è che ne avesse avuto una gran voglia, in più Arianna non le piaceva così tanto. La poveretta venne sedotta ed abbandonata, eh si, avete letto bene, abbandonata. Quando venne sera, Teseo si assicurò che Arianna dormisse profondamente e, con la scusa di andare a prendere delle provviste, prese la sua nave e salpò al largo senza di lei, lasciandola lì, sola con la sua immensa illusione e delusione. Quando s’accorse dell’accaduto oramai Teseo era troppo lontano, inutili furono i suoi pianti. ❗Pianse talmente tanto che Dionisio, per confortarla le donò una corona d’oro, che venne poi mutata dal dio in una costellazione splendente alla sua morte: è la moderna costellazione della Corona Boreale.

In tutto questo però ad Atene c’era preoccupazione, tutti attendevano il rientro di Teseo, il quale in preda ai suoi pensieri “amorosi” dimenticò, assieme al nocchiero, di issare le vele bianche della sua nave. Ricordate che le vele bianche avrebbero dovuto testimoniare la vittoria ed il ritorno dal padre sano e salvo? Sbadato di un Teseo!. Il padre Egeo, allora, vedendo arrivare la nave con le vele nere, credendo il figlio morto, si uccise lanciandosi dal promontorio di Capo Suino,🏖 ~ curiosità ~nel mare che da allora porta il suo nome.

Dopo questo episodio, Teseo, ebbe diverse avventure amorose, ricordiamo ad esempio Fedra o Elena, la stessa Elena che fece scoppiare la guerra di troia. Al contempo prese in mano Atene Menesteo così Teseo dovette chiedere ospitalità al re di re di Sciro, Licomede, che lo gettò con la scusa di fargli vedere tutti i suoi possedimenti dalla scogliera più alta della sua isola, accordatosi con Menesteo. Morì così, Teseo.

Ora, dopo esser venuti a conoscenza di questa storia, vorrei soffermarmi sul suo significato profondo. Abbiamo letto di una bestia, di un labirinto, di un amore, di sconfitte e di vittorie. Ma, come si può portare tutto questo ai giorni d’oggi?. La figura del minotauro, ad esempio, altro non è che la rappresentazione della nostre psiche, composta da razionalità ed istinto primitivo, a volte una delle due prevale sull’altra.

Img dal Web

Ogni giorno viviamo questa costante ricerca del nostro io, combattendo spesso guerre interne senza pari. Una ricerca di noi stessi che è una vera e propria attrazione atavica. Prendiamo atto del fatto che non è affatto facile guardarci in faccia, senza veli. Noi lo abbiamo dentro, il labirinto, che è in realtà il personaggio principale di questo racconto. Esso rappresenta lo sforzo che continuamente compiamo per gestire le nostre risorse, le nostre angosce, le nostre paure, ma rappresenta anche la capacità che abbiamo di ritrovarci, riconoscerci, crescere e trasformarci.

Img dal Web

[ Il labirinto è un luogo terapeuticoprotetto, che ci permette di affrontare serenamente il nostro rito di passaggio. All’interno di esso sappiamo già cosa ci aspetta, sappiamo già chi possa aiutarci ad affrontarlo e siamo certi di come muteremo una volta compiuto questo gesto. ] La necessità di far morire il vecchio io, sconfiggendo la parte nostra più primitiva ed intima per rinascere in una nuova luce. La morte e la resurrezione.

Ed il vostro punto di vista qual’è?

@elygioia #pensieriscrittielygioia

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AUTORI

– ORFEO, EURIDICE, HERMES –

– ORFEO, EURISICE, HERMES – ( Bassorilievo in gesso ) L’opera originale si presuppone fosse di ALCAMENE

Oggi desidero condividere con voi una storia che m’affascina da sempre, partendo dalla descrizione di quest’opera meravigliosa che rappresenta per l’appunto i protagonisti della stessa. – HERMES ( in veste di Psicagogo ) ORFEO ( affranto dal dolore ) ed EURIDICE ( la Ninfa dei boschi, eternamente innamorata )

La Grecia ed i suoi miti, la storia ed il suo fascino. Quest’opera rappresenta la vera celebrazione del tema della morte, Si presuppone che l’autore dell’originale fosse ALKAMENES, allievo del grande professore di archeologia Jean Charbonneaux. “Un dolore pudico, dove a parlare sono gli sguardi, i movimenti delle loro vesti, la posizione dei loro piedi, le carezze delle loro mani e non le labbra”. Un Orfeo che infrange il patto [ Noli Respicere ] “non guardare”, un Euridice innamorata che cerca di consolare il suo amato accarezzandogli la spalla, trattenuta però da Hermes, lo psicagogo che, anch’esso dispiaciuto ( lo si evince dallo sguardo ), le dice che non può più andare avanti.

L’ineluttabilità della morte.

Ma, di cosa sto parlando esattamente? Della storia di due amati ORFEO di Tarcia, figlio di Eagro ( Apollo ) e della musa Calliope, ed Euridice, Ninfa dei boschi. Orfeo era un cantore, un poeta, un musicista, permettetemi di dirlo, era un gran romanticone, il classico “principe azzurro”. Si dice che andava camminando, suonando e cantando, le sue opere d’amore, e che persino le radici degli alberi ne seguivano i movimenti per ascoltarlo. Orfeo, innamorato perdutamente di Euridice e contraccambiato. Ahimé, non era il solo ad esserlo, sempre se si vuol definire amore, quello del fratello Aristeo; Infatti, lo stesso, approfittò di un momento intimo della bella Euridice, la quale stava facendo un bagno così come madre natura la creò, per tentare di farla sua. In poche parole, le saltò addosso, ma nell’inseguimento che seguì, Euridice, riuscì più volte a sfuggirgli, finché accidentalmente calpestò un serpente velenoso che la uccise con il proprio morso.
Euridice entrò così nell’oltretomba ed Orfeo con tutta la sua tenacia decise di andarsela a riprendere. ( come si suol dire? Volere è potere ) Ebbene sì, Orfeo intraprese questa missione, ovvero, la ricerca della via che portasse nel regno delle anime morte, e <<rullo di tamburi>>, la trova! Una piccola apertura di una montagna, proprio nei pressi di Napoli, esattamente a Cuma. Arrivò al Fiume Stige, il quale separava il mondo dei vivi da quello dei morti, dove incontra Caronte [ Caronte era colui che faceva passare al di là del fiume coloro che erano destinati ad andarsene, a patto che gli stessi si presentassero con una moneta da dargli in cambio. ] che lo fece passare. Orfeo non era in possesso di alcuna moneta. Persino il grande mostro, la bestia a tre teste ( Favoloso cane della mitologia greca, custode dell’entrata dell’Ade ) di nome Cerbero, s’accucciò dinanzi al melodioso avanzare di Orfeo. Fino a che, finalmente, giunse ai piedi del trono di Ade, dio degli Inferi, e Persefone, la sua consorte. Orfeo non perse tempo e spiegò subito il motivo per il quale egli si trovava lì, iniziò a chiedere di riavere con sé la sua Euridice. Ade e Persefone si mostrarono faveroveli ma vollero stabilire con lui un patto. Avrebbero ridato Euridice ad Orfeo ma, durante la risalita verso la luce, non avrebbe dovuto assolutamente voltarsi per guardarla in volto fino a che entrambi non sarebbero arrivati nuovamente e completamente alla vita, ovvero, alla luce del sole ( non si potevano guardare le anime dei morti ). Ed è qui che entra in gioco anche Hermes, con il compito si sorvegliare il comportamento di Orfeo lungo tutto il cammino. Dunque, Orfeo riprende la risalita verso la luce seguito da Euridice ed Hermes. Diverse le tentazioni che superò grazie alla forza dell’amore, nel non girarsi. [ Sono divenuta così brutta o non mi vuoi più bene che non mi guardi nemmeno? – le voci che sentiva – Ho tanta voglia di abbracciarti ti prego abbracciami ] Respinse con tenacia ogni parola, fino a che arrivò a toccare nuovamente, con la pelle, la luce del sole, convinto di non essere il solo, si voltò verso la sua amata. Peccato che però, a causa della ferita alla caviglia, data dal morso di quel maledetto serpente, Euridice rallentò il passo e non si trovò in quell’istante esattamente alla luce del sole, vi si trovava ancora a pochi passi da essa.

[ Pensavo a quel gelo, quel vuoto che avevo traversato e che lei si
portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere
ancora? Ci pensai, e intravidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia
finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. ] “Cesare Pavese, L’inconsolabile, tratto dai dialoghi di Leucò.

“QUIS ET ME INQUIT MISERAM ET TE PERDIDIT ORPHEU, QUIS TANTUS FUROR?” Chi rovinò me misera e te, oh Orpheu, quale pazzia così grande?

Ed ecco che l’opera sopra raffigurata prende “vita” mostrando i più intimi sentimenti dei protagonisti. Orfeo che si volta e scopre di aver perso per sempre la sua amata, Euridice che aveva voler dire a lui << Oh amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi fare, grazie>> ed il volto dispiaciuto di Hermes costretto a trattenere la sua mano con fermezza. Quest’opera si può ammirare presso il museo archeologico di Napoli. Due le riproduzioni, Antonio Canova e Auguste Rodin gli autori. Si pensa che l’originale appartenesse alle collezioni di Giovanni Battista Carata, duca di Noja, nel 1700 e successivamente ritrovata a Torre del greco nel 1960 in contrada Sora presso una villa marittima.

Spero di avervi portato con me, almeno per un pochino, in questo storico viaggio, non avendovi perso nel regno di Ade 🙋🏼‍♀️.

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POETRY

– Eternità ( Eternity ) –

[ Dipinto di Edward Charles Hallé, “Paolo e Francesca” 1840 ]

Non si creda all’amor che fugge, bensì al cuor che si posa, fermo, per completare il puzzle della propria vita. Poiché prezioso è il tempo e ben lontana è la quiete nella valle della solitudine. Buoni, sono conforto, pazienza e complicità, ma Il sacrificio, questo, non è riconosciuto dall’amore sincero, esso è chiamato in altro modo, ovvero, piacere di lottare. Quando s’ama s’intuiscono i futuri gesti da compiere per raggiungere la tanto ricercata felicità.  Poiché nulla l’ha vinta sulla volontà di chi ama, l’amore vero possiede l’eternità.

Do not believe in the love that flees, but in the heart that rests, still, to complete the puzzle of one’s life. Since time is precious and far away is the quiet in the valley of solitude. Good, they are comfort, patience and complicity, but sacrifice, this, is not recognized by sincere love, it is called in another way, that is, the pleasure of fighting. When one loves, one senses the future gestures to be made to achieve the much sought-after happiness. Since nothing has won over the will of those who love, true love possesses eternity.

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ART

– AMORE E PSICHE ( love and Psyche ) –

Amore e Psiche di Antonio Canova

Armonico ed etereo amore, lì che tra le forme del corpo aleggi, fino alle colline del cuore. Sì che par tu vivi, di sfumature e coniche parole. Eppur tu ruggisci, di fame, la tua possenza si scatena nella tua dolcezza. Come viver più se non tra i tuoi vigorosi arti, scaldano e proteggono, loro, dalle intemperie della lontananza.

Harmonic and ethereal love, there that between the shapes of the body hover, up to the hills of the heart. Yes that you seem to live, of nuances and conical words. And yet you roar with hunger, your power is unleashed in your sweetness. How to live more if not among your vigorous limbs, they warm and protect them from the elements of the distance.

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POETRY

– SE NE VA ( HE GOES ) –

Art #monogiraud

D’aria fresca vestita, se ne va, danzando, su rive ancora sconosciute, di mari irrequieti e funesti, di terre armonicamente disarmanti. La calma si brama, l’eccitazione ed il turbamento si toccano. Tutto s’odora all’ombra dei silenzi, ricoperti di pensieri minacciosamente speziati. Se ne va, danzando, su monti ancora mai scalati, di campagne scosse e robuste, di terre sminuzzosamente ammiccanti. La sera l’attende, ed il tramonto e la luna si scrutano a vicenda.

Fresh air dressed, he goes, dancing, on still unknown shores, of restless and fatal seas, of harmoniously disarming lands. Calm craves, excitement and disturbance touch each other. Everything smells in the shadow of silence, covered with threateningly spiced thoughts. He goes away, dancing, on mountains that have never been climbed, of shaken and robust countryside, of shiningly winking lands. The evening awaits her, and the sunset and the moon peer at each other.

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AUTORI

– ORIANA FALLACI 29 GIUGNO 1929 – ( PART 1 )

Quando penso al mio passato, alle ore passate a scrivere sui miei diari (sì, uno solo non era soddisfacente), ai libri che hanno arricchito la mia adolescenza con forti emozioni, non può non venirmi in mente un solo ed unico nome, ovvero, Oriana Fallaci. Ho piena consapevolezza del fatto che basti cercare su google questo nome per trovare una miriade di informazioni sulla stessa, i libri pubblicati, i suoi viaggi, il suo modo di essere giornalista o la sua malattia. Da sua umile lettrice ed appassionata del suo stile talentuoso vorrei portare alla luce dei miei ricordi chi era davvero Oriana Fallaci e non solo chi è stata per tanti o cos’ha fatto nella sua vita. Se qualcuno di voi mi chiedesse <<chi era Oriana Fallaci?>> io risponderei spontaneamente <<Una Donna, una grande Donna>>. Lungi da me il sottovalutare il suo aspetto artistico, io amo la sua penna e conosco i suoi splendidi libri, dopo ve ne parlerò, ma lasciatemi dire prima di ogni altra cosa che la Signora Oriana Fallaci è stata una grande donna, una di quelle che portano sulle spalle la D maiuscola. Certamente non ho avuto l’onore di conoscerla personalmente ed altrettanto certamente siamo nate in anni diversi, ma questo non mi ha impedito di seguirla, conoscerla, stimarla e successivamente di innamorarmi della sua storia e della passione che trasuda dalle parole di ogni suo scritto. Ascoltando le sue interviste come quelle di coloro che vantano il suo cognome o che erano parte del suo affetto, andando a fondo cercando e studiando la sua vita, infatti, ho potuto sentire la sua anima. Mi sento come se le avessi stretto la mano, e rileggendo un piccolo passo del suo figliolo “UN UOMO” ne sono rimasta avvolta, mi ha sedotto con la sua lingua tagliente e con il suo testardo e fragile cuore. Vi starete chiedendo di quale figliolo io stia parlando, visto che la sorte non è stata molto buona con lei in questo ambito, ma ricordo bene con che entusiasmo ha sempre presentato i suoi libri, come ricordo con esattezza la sua ultima intervista a rai set extra nella quale rispose con estrema fermezza alla domanda del giornalista, che le chiedeva se non fosse stato inopportuno non interrompere la stesura della traduzione del suo libro per sottoporsi immediatamente all’intervento contro il cancro, così :<<lei ha figli? e non farebbe prima il necessario per loro e penserebbe solo dopo a se stesso ed a tutto il resto? ecco, io ho fatto così per la mia creatura>>. Lei considerava ogni suo libro una sua creatura, per questo era così scrupolosa e puntigliosa, ci teneva più di ogni altra cosa. When I think of my past, at the hours spent writing on my diaries (yes, one was not satisfactory), the books that enriched my adolescence with strong emotions, it cannot fail to come to my mind only one and only name, that is, Oriana Fallaci. I am fully aware of the fact that it is enough to google search for this name to find a myriad of information on the same, the published books, his travels, his way of being a journalist or his illness. From her humble reader and passionate about her talented style, I would like to bring to the light of my memories who Oriana Fallaci really was and not just who she was for many or what she did in her life. If any of you asked me << who was Oriana Fallaci? >> I would answer spontaneously << A woman, a great woman >>. Far be it from me to underestimate its artistic aspect, I love your pen and I know its splendid books, I will tell you about it later, but let me say before anything else that Mrs. Oriana Fallaci was a great woman, one of those who they carry a capital D on their shoulders. Certainly I did not have the honor of knowing her personally and equally certainly we were born in different years, but this did not stop me from following her, knowing her, esteem her and subsequently falling in love with her story and the passion that exudes from the words of each of her writings. Listening to his interviews like those of those who boast his surname or who were part of his affection, going to the bottom looking for and studying his life, in fact, I could feel his soul. I feel like I have shook her hand, and rereading a small step of her son “A MAN” I was wrapped in it, she seduced me with her sharp tongue and her stubborn and fragile heart. You may be wondering which son I am talking about, since the fate has not been very good with her in this area, but I remember well how enthusiastically she has always presented her books, as I remember exactly her last interview with rai set extra in which she answered very firmly to the journalist’s question, who asked her if it hadn’t been inappropriate not to stop drafting the translation of her book to immediately undergo surgery against cancer, like this: << do you have children? and wouldn’t he do the necessary for them first and think only after himself and everything else? behold, I have done so for my creature >>. She considered each of her books to be her creature, which is why she was so scrupulous and meticulous, she cared more than anything else.

Her secretary Daniela Di Pace, the one who stayed by her until the last day of her life, clearly said that Oriana was a true professional, of those who no longer exist, used the term “complete” to define her with a single word. She was able not only to sell her articles to Italian newspapers but also to foreign ones as she took care of the translation herself. << I would have liked to have her here today, because she would have been baffled by this poetic and cultural paucity, by the emptying of institutional values and the value of the community >>. Fearless but also very fragile in saying too much about herself to some, Daniela added in the interview. On that occasion, in fact, he told the real story, according to his vision, of the relationship that Oriana had with her great love Alekos Panagulis, for which she was inspired in the novel “A MAN”. At the beginning of her career she was very much in love with the journalist Franqois Pezon but after a few years she was left. Franqois was married at the time, to the Broadway actress, and they met in Vietnam for business reasons. At this juncture their secret love was born, and as Franqois feared for the safety of his son, adopted with his wife, in the event of a hypothetical divorce as it was about dealing with an unstable and alcoholic woman, he decided to listen to his strong sense of responsibility and therefore decided not to end the marriage. Oriana, however, one day, probably exhausted by a love that would have liked to live in the light of the sun and as a woman always in search of the truth, decided to send every single letter to her wife; from this episode Franqois, moved by pain in the face of the lack of trust in him, according to him, decided to end the relationship with our Oriana. La sua segretaria Daniela Di Pace, colei che le rimase accanto fino l’ultimo suo giorno di vita, disse chiaramente che Oriana era una vera professionista, di quelle che non esistono più, usò il termine “completa” per definirla con una sola parola. Era capace non solo di vendere i suoi articoli alle testate italiane bensì anche a quelle straniere in quanto se ne occupava lei stessa della traduzione. <<Mi sarebbe piaciuto averla qui oggi, perchè sarebbe rimasta sconcertata di questa pochezza poetica e culturale, dello svuotamento dei valori istituzionali e del valore della comunità>>. Impavida ma anche molto fragile nel dire troppo di sè ad alcuni, aggiunse Daniela nell’intervista. In quell’occasione infatti raccontò la reale storia, secondo la sua visione, del rapporto che Oriana ebbe con il suo grande amore Alekos Panagulis, per il quale s’ispirò nel romanzo “UN UOMO”. All’inizio della sua carriera era innamoratissima del giornalista Franqois Pezon ma dopo alcuni anni venne lasciata. Franqois era sposato a quei tempi, con l’attrice di Broadway, e si conobbero in Vietnam per motivi di lavoro. In questo frangente nacque questo loro amore segreto, e siccome Franqois temeva per l’incolumità del figlio, adottato con la moglie stessa, nel caso di un ipotetico divorzio in quanto si trattava di avere a che fare con una donna instabile ed alcolizzata, decise di ascoltare il suo forte senso di responsabilità e quindi decise di non interrompere il matrimonio. Oriana però, un giorno, probabilmente stremata da un amore che avrebbe voluto vivere alla luce del sole ed in quanto donna sempre alla ricerca della verità, decise di spedire ogni loro singola lettera alla moglie; da questo episodio Franqois, mosso dal dolore dinanzi alla mancata fiducia verso di lui, a detta sua, decise di chiudere la relazione con la nostra Oriana.

Solo dopo del tempo e dopo un mese ricco di interviste che Oriana fece ad Alekos Panagulis, entrò in trans per quest’uomo di dieci anni meno di lei. Lo aiutò ad “inserirsi”. Per Daniela, Oriana lo visse come il suo lato maschile mentre Peloz fu il vero ed unico ispiratore come l’unico uomo che le insegnò molto del mestiere e che le tirò fuori ciò che era dentro. Poi, io sono del parere che nessuno possa conoscere a fondo il cuore di una persona, specie quello di una donna, neppure se la si tiene accanto ogni giorno, chissà, magari Oriana avrebbe smentito questa idea e avrebbe detto la sua verità, ahimè nessuno potrà mai saperlo. Dall’intervista a Daniela Di pace emerse anche un altro lato di Oriana <<c’era una donna preparatissima nel lavoro, concreta e risoluta, ed una donna che non aveva alcun senso pratico, come se non le interessasse averlo, mi diceva che nella vita ero stata chiamata a farle da mamma, poi con la malattia sentì il forte peso dell’assenza del calore familiare>>, ad un certo punto iniziai a sorridere leggendo alcuni episodi intimi che facevano parte del loro rapporto <<il rapporto con lei era di estrema fiducia, una responsabilità enorme che mi ha portata a vivere mettendo lei sempre al primo posto, proteggendola e consigliandola. Una volta mi chiamò alle due di notte, dormivo, svegliai tutta la famiglia “ma sono le due di notte, signora” le dissi, e lei mi rispose “che problema c’è? ormai è sveglia, scriva Daniela!” lei, era meravigliosamente così>>. M’immagino i pensieri di quella famiglia che molto probabilmente non capiva fino in fondo e che vedeva Oriana con occhi ben diversi da quelli di Daniela. Immagino le lotte ed i litigi anche solo per poterle rimanere accanto, essendo così esigente, come immagino l’arricchimento che tutto questo però le portò. Daniela la definì infine “estrema e pura”. Volendo sempre ricordare il suo lato umano voglio parlarvi anche di ciò che emerso da un’intervista fatta su tv2000 al nipote Edoardo Perazzi. Egli raccontò un pò della sua storia, del fatto che non amasse i giornalisti in quanto aveva una sua visione politica, ben diversa dalla loro. Raccontò di quanto calore c’era dietro ad ogni intervista che faceva, sì, perchè Oriana intervistò i volti più noti ed inarrivabili di quel tempo come ad esempio Merilin Monroe, intervista che si trasformò in un articolo sulla caccia della giovane giornalista all’inafferrabile diva del cinema americano, a Los Angeles nel 1955. Edoardo per certo non visse con Oriana il classico rapporto tra zia e nipote, questo lo dice il fatto stesso che a tutt’oggi non la chiama zia, ma semplicemente Oriana. Era una zia diversa da tutte le altre, non era facile starle vicino ma era pur sempre un onore ed una vera propria scuola di vita. <<Era quella zia che partiva spesso per i suoi lunghi viaggi di lavoro e che quando tornava a casa non dava il solito abbraccio ma aveva per ognuno di noi un pensiero materiale ed uno mentale.>> Sono convinta che i suoi nipoti passarono molte ore seduti sul tappeto del salotto ad ascoltare le sue avventure e le sue perle di saggezza sulla vita, sulla guerra, sulla morte e sulla cultura degli altri paesi. Quale fortuna capitò loro!. Una zia schiva ma che si mostrava con tanta disinvoltura attraverso i suoi capolavori, un vero e proprio “mostro” della scrittura. Una zia che era capace di passare da un sorriso ad una sfuriata in un lampo, <<quando iniziò a frequentare Alekos però divenne una donna allegra dentro e di conseguenza anche noi ne traevamo beneficio, in quanto spesso Alekos si recava a casa nostra e potevamo vivere il profumo che entrambi emanavano, un profumo di pace e di serenità nell’aria che avvolgeva tutti noi, nonostante alcune volte abbiamo assistito alle solite scenate di Oriana anche verso di lui>> Ma, Edoardo, con tutto il rispetto in virtù del cognome che lei porta, la magia che era in Oriana era proprio questa, la maestosità del suo carattere testardamente dolce, non diamogliene una colpa. (Ovviamente ho visto sempre emozione nei suoi occhi quando ha parlato di sua zia, quindi laddove capitasse nei miei umili paraggi sappia che quanto detto sopra è semplicemente parte della mia vena umoristica, o quanto ne è rimasto). Sono rimasta ammaliata dal fatto che lo stesso Edoardo ricordò molto bene quanto Oriana abbia vissuto come una sorta di genesi la stesura del suo romanzo “UN UOMO”, stregata e tormentata durante il travaglio che poi l’ha portata alla nascita di uno dei libri più belli al mondo. <<pignola, unica, irascibile, solitaria ma estremamente generosa e dolcissima>> non ne dubito Signor Edoardo. << Quando si toccavano certi tasti poi Oriana diveniva molto severa, era in grado di incenerire con un solo sguardo seguito anche dalle parole. Ripeteva sempre a noi nipoti, come a tutti coloro che la incontrarono, che la sua unica religione era la vita>> Anche se poi, da come ho potuto apprendere attraverso diverse fonti, Oriana s’avvicinò alla chiesa cattolica nell’ultimo periodo della sua vita. Credeva in una forza interiore ma riservava molto rispetto verso quel tipo di religione fondata sulla pace e sull’amore verso il prossimo. Ammirava in modo speciale Papa Ratzinger, tant’è che per riuscire ad intervistarlo affrontò un lunghissimo viaggio fino a Roma nel periodo più duro della sua malattia. La cosa che più mi ha colpita di Oriana è che continuò imperterrita nel suo lavoro, nonostante tutti e tutto, nonostate “lui”, il cancro. Lo reputava una creatura viva, pensate che dopo l’operazione chiese ai medici di poterlo vedere quel “figlio di un cane”; lo vide anche al microscopio e lì capì di avere un vero nemico da combattere. << Non capisco questo pudore, questa avversione verso la parola cancro, non è neanche una malattia infettiva, bisogna fare come in America, bisogna dirla questa parola, apertamente, serenamente, disinvoltamente, ho-il-cancro, io faccio così e mi sembra di esorcizzarlo. Lo dico soprattutto per le persone che lo stanno vivendo, il cancro, che poi, perchè chiamarla malattia inguaribile? non è vero che è inguaribile, insomma, ci sono persone che riescono a sopravvivere per diversi e lunghi anni con “lui” addosso>> Quando ho ascoltato questa intervista sono rimasta basita e piacevolmente sconvolta dal suo nobile atteggiamento tenuto verso un giornalista che evitava, per non crearle dispiacere, forse, di dire il nome della sua malattia mentre le chiedeva come la stava vivendo ed il suo “rimprovero” allo stesso, con le parole riportate poc’anzi. Only after some time and after a month full of interviews that Oriana did to Alekos Panagulis, did she enter the trans for this man ten years younger than her. It helped him to “fit in”. For Daniela, Oriana lived it as her masculine side while Peloz was the true and only inspirer as the only man who taught her a lot about the trade and who brought out what was inside. Then, I am of the opinion that nobody can fully understand a person’s heart, especially that of a woman, not even if you keep it close every day, who knows, maybe Oriana would have denied this idea and would have told her truth, alas nobody will never know. From the interview with Daniela Di pace also another side of Oriana emerged << there was a woman very prepared in the work, concrete and resolute, and a woman who had no practical sense, as if she did not care to have him, told me that in the life I was called to be her mother, then with the disease she felt the heavy weight of the absence of family warmth >>, at a certain point I started to smile reading some intimate episodes that were part of their relationship << the relationship with her was of extreme trust, an enormous responsibility that led me to live, always putting her first, protecting and advising her. Once she called me at two in the morning, I was asleep, I woke up the whole family “but it’s two in the morning, lady” I said, and she replied “what’s the problem? now she’s awake, write Daniela! ” she was wonderfully so >>. I imagine the thoughts of that family who most likely did not fully understand and who saw Oriana with eyes very different from those of Daniela. I imagine the struggles and quarrels just to be able to stay close to them, being so demanding, as I imagine the enrichment that all this, however, brought them. Daniela finally called it “extreme and pure”. Always wanting to remember his human side, I also want to talk to you about what emerged from an interview on tv2000 with his nephew Edoardo Perazzi. He told a little about his story, about the fact that he didn’t like journalists because he had a political vision, very different from their own. He told how much warmth there was behind every interview he did, yes, because Oriana interviewed the most famous and unreachable faces of that time such as Merilin Monroe, an interview that turned into an article on the hunt of the young journalist to the elusive diva of American cinema, in Los Angeles in 1955. Edoardo certainly did not live with Oriana the classic relationship between aunt and nephew, this says the very fact that to this day he does not call her aunt, but simply Oriana. She was an aunt different from all the others, it was not easy to be near her but it was still an honor and a real school of life. << It was that aunt who often left for her long business trips and who when she returned home did not give the usual hug but had a material and a mental thought for each of us. >> I am convinced that her grandchildren spent many hours sitting on the living room carpet listening to his adventures and his pearls of wisdom about life, war, death and culture of other countries. What luck happened to them !. A shy aunt who showed herself with such ease through her masterpieces, a real “monster” of writing. An aunt who was able to go from a smile to a rash in a flash, << when she started dating Alekos, however, she became a cheerful woman inside and consequently we also benefited from it, as often Alekos went to our house and we could live the scent that both emanated, a scent of peace and serenity in the air that enveloped all of us, despite some times we have witnessed the usual scenes of Oriana also towards him >> But, Edward, with all respect by virtue of the surname that she brings, the magic that was in Oriana was just that, the majesty of her stubbornly sweet character, let’s not blame her. (Of course, I always saw emotion in her eyes when she talked about her aunt, so where it happened in my humble surroundings, know that what I said above is simply part of my humorous streak, or what is left of it). I was enchanted by the fact that Edoardo himself remembered very well how Oriana experienced the writing of her novel “A MAN” as a sort of genesis, bewitched and tormented during labor which then led to the birth of one of the most beautiful in the world. << fussy, unique, short-tempered, lonely but extremely generous and very sweet >> I don’t doubt it Mr. Edoardo. << When certain keys were touched then Oriana became very severe, she was able to incinerate with a single glance followed also by words. She always repeated to us grandchildren, as to all those who met her, that her only religion was life >> Even if, as I was able to learn through different sources, Oriana approached the Catholic church in the last period of her life. He believed in an inner strength but reserved much respect for that type of religion based on peace and love of neighbor. He admired Pope Ratzinger in a special way, so much so that to be able to interview him, he faced a very long journey to Rome during the hardest period of his illness. The thing that struck me most about Oriana is that she continued undaunted in her work, despite everyone and everything, despite “him”, the cancer. He considered him a living creature, do you think that after the operation he asked the doctors to be able to see him that “son of a dog”; he also saw it under a microscope and there he realized he had a real enemy to fight. << I don’t understand this modesty, this aversion to the word cancer, it’s not even an infectious disease, you have to do as in America, you have to say this word, openly, serenely, easily, I have cancer, I do so and it seems to me to exorcise it. I say this above all for the people who are experiencing it, cancer, which then, why call it an incurable disease? it is not true that he is incurable, in short, there are people who manage to survive for several long years with “him” on him >> When I listened to this interview I was thrilled and pleasantly upset by his noble attitude towards a journalist who avoided, in order not to make her sorry, perhaps, to say the name of her illness while asking her how she was experiencing it and her “reproach” to it, with the words reported above.

Oriana had a mentally challenging relationship with cancer, not a relationship of fear, the only time she felt fear was shortly before entering the operating room, not because of the surgery itself but because she was afraid of being mutilated. rather, he felt severe sadness, loved life. When asked if she was afraid of death she replied no << since I was a child I know death, I have attended her too much, even as a war correspondent. The same cancer, the alien that is in me, took away my father, then my mother and sister. The idea of ​​dying doesn’t scare me, I don’t tell lies, I’m too proud to tell lies. I would rather say that I am sorry to die, I remember Anna Magnani herself who said to me “it is not right to die if we were first born dear Oriana” >>. “He” changed her relationship with time << it feels like death row prisoners and tomorrow is getting shorter, we live with the fear of wasting it >> and with life << If something nice happens to me, for me it is even more beautiful, my love for life has doubled, I now want an optimistic ending, a triumph of life >> he expressed frankly talking about how he would have finished his new book. Oriana was fighting until the end, the end that arrived on September 15th 2006 in Florence, her beloved Florence; buried in the cemetery of laurels, of evangelical rite, in the Galluzzo district in the family tomb. (next to it we find a memorial stone of Alekos Panagulis, his companion) Oriana ebbe con il cancro un rapporto mentalmente di sfida, non un rapporto di paura, l’unico momento in cui avvertì timore fù poco prima di entrare in sala operatoria, non per l’intervento in sè ma perchè temeva di uscirne mutilata. piuttosto, provò forte tristezza, amava la vita. Quando le chiesero se avesse paura della morte rispose di no <<fin da bambina conosco la morte, l’ho frequentata davvero troppo, anche come corrispondente di guerra. Lo stesso cancro, l’alieno che è in me, si portò via mio padre, poi mia madre e mia sorella. L’idea di morire non mi fa paura, non dico bugie, sono troppo orgogliosa per dire bugie. Direi piuttosto che mi dispiace morire, ricordo la stessa Anna Magnani che mi disse “non è giusto morire se siamo prima nati cara Oriana”>>. “Lui” le cambiò il rapporto con il tempo << ci si sente come dei condannati a morte ed il domani è sempre più corto, si vive con il timore di sprecarlo >> e con la vita << Se mi capita qualcosa di bello, per me è ancora più bello, il mio amore per la vita si è raddoppiato, io ora voglio un finale ottimista, un trionfo della vita >> espresse con tutta franchezza parlando di come avrebbe concluso il suo nuovo libro. Oriana fù combattiva fino alla fine, fine che giunse il 15 Settembre del 2006 a Firenze, la sua amata Firenze; sepolta nel cimitero degli allori, di rito evangelico, nel quartiere del Galluzzo nella tomba di famiglia. ( accanto troviamo un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno )

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Elisabeth Gioia Carbone

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– GASTONE AND CLEOPATRA –

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Il marito di Cleopatra nonché futuro papà, Gastone. Già ve lo presentai all’inizio di questo mio viaggio, tra queste pagine virtuali ma ricche di emozioni. In diversi hanno fatto i complimenti alla mia gatta persiana e, diciamo che si è leggermente ingelosito. 😉 A breve compirà quattro anni e, sinceramente, più che un amico peloso mi sembra d’avere un figlioletto. Dicono che i gatti, tendenzialmente, vivano nel loro mondo, parallelo al nostro, ricordandosi di noi nel solo momento in cui il loro piccolo stomaco inizia a reclamare cibo ( che poi, già questo vorrebbe dire che dovremmo essere sempre nei loro pensieri comunque ). Chi ha un gatto può capire. Prima del fatidico momento volevo condividere con voi alcuni dei loro momenti, a partire dall’arrivo di Cleopatra allo sbocciar del loro amore.

Cleopatra’s husband and future father, Gastone. I already presented it to you at the beginning of my journey, among these virtual but full of emotions pages. Several have complimented my Persian cat and, let’s say it has become slightly jealous. 😉 He will soon be four years old and, frankly, more than a furry friend I seem to have a little son. They say that cats tend to live in their world, parallel to ours, remembering us in the moment when their little stomach starts to claim food (which then, already this would mean that we should always be in their thoughts anyway). Who has a cat can understand. Before the fateful moment I wanted to share some of their moments with you, starting from the arrival of Cleopatra to the blossoming of their love.

L’arrivo…. The arrival https://www.instagram.com/p/B32pKJeCD9q/?igshid=1rkdhj1pio4hz

Quando ancora si chiamavano “fratelli”…. When they still called each other “brothers”

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Quando dissi a Gastone ” Guarda che ancora non è pronta, è inutile che insisti!”…. When I said to Gastone “Look, it’s not ready yet, there’s no point in insisting!”

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I momenti spensierati…. Carefree moments

Quando comparvero le farfalle allo stomaco…. When butterflies appeared in the stomach

Quando riconobbero che erano fatti l’uno per l’altra…. When they recognized that they were made for each other

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La loro quarantena… their quarantine!

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Dunque, potrete vedere tra un mesetto i frutti del loro eterno amore 😺😺😺 Therefore, you will be able to see in a month the fruits of their eternal love!

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SCRITTURA CREATIVA

– SCRIVO, PERCHÉ..? ( I write because…? ) –

Buongiorno 🙋🏼‍♀️. Oggi voglio rispondere ad una domanda che spesso mi viene posta nella mia quotidianità. <<Perché scrivere? >> Be, necessità me n’è imposta. In effetti, scrivere ricolma tante mancanze. Quando non si ha la possibilità di sfogarsi con una persona fidata, ad esempio, scrivere aiuta la propria anima. Certo, scrivere non è solo sfogo ma non potevo tralasciare anche questo aspetto. Scrivere è dare voce al proprio io, alla propria fantasia e creatività. È una passione che scorre nelle vene, credo la si ha dalla nascita, sta successivamente alla volontà propria di farla sbocciare nel corso degli anni. Una penna che scivola su di un foglio è come il microfono per un cantante, una macchina per un autista, insomma, è il tutto. Raccontare una storia, che sia pura fantasia o una realtà descritta, è portare agli altri un sogno o un emozione. La cosa più bella è proprio questa, il sapere di regalare un qualcosa di diverso da ciò che si può ricevere ogni giorno dalle cose materiali.

Good morning 🙋🏼‍♀️. Today I want to answer a question that is often asked me in my daily life. << Why write? >> Well, it is necessary for me. In fact, write full of many shortcomings. When you don’t have the opportunity to let off steam with a trusted person, for example, writing helps your soul. Of course, writing is not only an outlet but I could not overlook this aspect. Writing is giving voice to your self, to your imagination and creativity. It is a passion that runs through your veins, and I believe you have it from birth, it is subsequently to your own will to make it blossom over the years. A pen that slides on a sheet is like the microphone for a singer, a car for a driver, in short, it’s all. Telling a story, whether it is pure fantasy or a reality described, is to bring others a dream or an emotion. The most beautiful thing is precisely this, the knowledge of giving something different from what can be received every day from material things.

Img dal Web

Ed è proprio qui che ne ho fatto della poesia il filo conduttore della mia vita, a passo con la musica. Quando leggo un libro che mi piace mi faccio avvolgere completamente, perdendo ogni senso con la realtà, e com’è bello. Allo stesso tempo, scrivere è magico, perché mi porta al di sopra delle nuvole, dove tutto è concesso e dove la mente può arrivare sempre a nuovi orizzonti.

And it is precisely here that I made poetry the guiding thread of my life, in step with the music. When I read a book that I like, I completely wrap myself up, losing all sense with reality, and how beautiful it is. At the same time, writing is magical, because it takes me above the clouds, where everything is allowed and where the mind can always reach new horizons. ElyGioia.


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– ANIME ( SOULS ) –

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Su strade sconosciute, s’incontrano le anime affamate. Arse di calore, bramano nuove storie. L’erba prende i loro passi, li nutre della sua stessa viscosità. I cipressi ed i tigli selvatici s’odorano del loro canto, colmo di emozioni contrastanti. Le foglie s’intingono delle loro goccie d’umore acquose, quando si fan forti. Qui vi è racchiuso il mistero dell’ossigeno di un bosco. Un groviglio di passanti, andati via ma rimasti lì. Coi loro sogni, albergano in questa natura.

On unknown roads, hungry souls meet. Burned with heat, they crave new stories. The grass takes their steps, feeds them with its own viscosity. Cypresses and wild limes smell their song, full of contrasting emotions. The leaves dip in their watery mood drops when they become strong. Here is contained the mystery of the oxygen of a forest. A tangle of passers-by who left but remained there. With their dreams, they lodge in this nature.

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SCRITTURA CREATIVA

– SCRIVERE UNA POESIA ( WRITE A POEM ) –

Come già sapete sono un’amante del mondo della poesia e dell’arte e, come avrete già capito dal titolo, oggi vi scriverò di ciò che è il mio modo migliore per riuscire a scrivere un testo poetico, oltre che riportarvi le sue regole fondamentali.

As you already know, I am a lover of the world of poetry and art and, as you may have already understood from the title, today I will write to you about what is my best way to be able to write a poetic text, as well as bringing back its fundamental rules .

Emozioni : Ecco cosa ci permette di scrivere una poesia e cosa ne comunica al lettore. Le emozioni, di qualsiasi natura esse siano, sono il cuore pulsante di uno scritto. Riusciremo a scrivere una poesia, ad esempio, provando ad ascoltare attentamente i pensieri del nostro cuore in base a tutto ciò che ci circonda. Riuscire a suscitare una reazione emozionale è il segno di una buon auspicio.

Emotions: Here is what allows us to write a poem and what it communicates to the reader. Emotions, of whatever nature they are, are the beating heart of a writing. We will be able to write a poem, for example, by trying to listen carefully to the thoughts of our heart based on everything around us. Being able to elicit an emotional reaction is the sign of a good omen.

Ispirazione : A tal proposito, attraverso un volto, un paesaggio o semplicemente all’ascolto di una canzone, riusciremo a trarre infinite ispirazioni. Io amo la scrittura “istintiva” che sgorga parole senza conoscerne già una fine. Quel tipo di scrittura, che mi rendo conto essere la meno corretta grammaticalmente parlando, ma che esce di getto arrivando a toccare le giuste corde. A volte mi capita di guardare un’immagine e di rimanerne sopraffatta, un turbinio di parole e di sensazioni che poi si mescolano per formare burrascosamente un testo su un foglio di carta. Altre volte invece mi capita la medesima cosa ascoltando una canzone o semplicemente dando vita a ciò serbo dentro me stessa. In questo è bene chiarirsi lo stile che le vogliamo dare, ovvero, se rendere la poesia uno strumento per comunicare i propri sentimenti oppure per raccontare alcuni aspetti sociali, magari anche in modo critico, come spesso accade nelle canzoni che trattano attualità.

Inspiration: In this regard, through a face, a landscape or simply listening to a song, we will be able to draw infinite inspirations. I love “instinctive” writing that gushes words without already knowing an end to them. That type of writing, which I realize is the least grammatically correct in speaking, but which comes out of the jet reaching the right strings. Sometimes I happen to look at an image and be overwhelmed by it, a swirl of words and sensations that then mix to form stormy text on a sheet of paper. At other times the same thing happens to me listening to a song or simply giving life to that Serbian within myself. In this it is good to clarify the style we want to give it, that is, whether to make poetry an instrument to communicate your feelings or to tell some social aspects, perhaps even critically, as often happens in songs that deal with current events.

La poesia altro non è che un’espressione stesa dall’inchiostro di una penna di tutto ciò che vi è di astratto.

Poetry is nothing but an expression spread by the ink of a pen of all that is abstract.

Poesia di Elisabeth Gioia Carbone

Linguaggio : È molto importante distinguere dall’inizio che tipo di testo vogliamo realizzare, prosa o poesia. Cosa le distingue? Un modo diverso ed una struttura diversa dell’uso delle parole. In una poesia, ad esempio, possiamo trovare delle rime o delle figure retoriche (artifici particolari usati per il raggiungimento di un particolare effetto nel testo) . Nel linguaggio voglio includere anche la punteggiatura. Sappiate che basta davvero poco per stravolgere il significato ed il ritmo di uno scritto, basta una semplice virgola.

Language: It is very important to distinguish from the beginning what type of text we want to make, prose or poetry. What distinguishes them? A different way and a different structure of the use of words. In a poem, for example, we can find rhymes or rhetorical figures (particular artifices used to achieve a particular effect in the text). In language I also want to include punctuation. Know that it takes very little to distort the meaning and rhythm of a writing, just a simple comma.


Metrica : Ebbene sì, occorre seguire almeno le regole basi per poter comporre una poesia. Queste le troviamo proprio nella così detta METRICA. Se guardiamo nel web la definizione esatta possiamo comprendere che, la metrica, è proprio la struttura ritmica di un componimento poetico, rappresentata attraverso la lunghezza,, tipo di accentua ione dei versi e del tipo di rime utilizzate. In linguistica lo studio dei metri e della versificazione viene chiamato prosodia. Essa è fondata sulla quantità delle sillabe, su una rima e sull’alternanza degli accenti. La metrica dona ritmo al nostro pensiero scritto. È composta da versi che sono le unità elementari della poesia stessa. So che tutto questo può sembrare estremamente rigido ma è bene sapere che è proprio questa complessità che dona alla poesia una sorta di magia eterna.

Metric: Well yes, you must at least follow the basic rules to be able to compose a poem. We find these precisely in the so-called METRIC. If we look at the exact definition on the web, we can understand that the metric is precisely the rhythmic structure of a poetic composition, represented through the length, type of accentuation of the verses and the type of rhymes used. In linguistics, the study of meters and versification is called prosody. It is based on the quantity of syllables, on a rhyme and on the alternation of accents. The metric gives rhythm to our written thinking. It is composed of verses which are the elementary units of the poem itself. I know that all this may seem extremely rigid but it is good to know that it is precisely this complexity that gives poetry a sort of eternal magic.

Ritmo : Come ho appena scritto, dovremo ricordare l’importanza di un preciso ritmo affinché la poesia venga seguita e ricordata. Lo sfruttare abilmente gli accenti di un verso è parte fondamentale della sensibilità artistica di un autore. In base al ritmo che si deciderà di dare al testo si regalerà una danza diversa nelle emozioni a chi s’inoltrerà nella sua lettura.

Rhythm: As I just wrote, we will have to remember the importance of a precise rhythm so that poetry is followed and remembered. Skilfully exploiting the accents of a verse is a fundamental part of an artist’s artistic sensitivity. Based on the rhythm that will be decided to give to the text, a dance different in emotions will be given to those who will forward in its reading.

Scopo finale : Credo sia necessario tenere bene a mente ciò che si vuol comunicare attraverso dei versi prendendo in considerazione la tipologia di pubblico verso la quale la poesia s’indirizza. In base a questo infatti si adotterà un linguaggio diverso, si farà leva su un argomento specifico e si esprimeranno emozioni diverse.

Final purpose: I think it is necessary to keep in mind what you want to communicate through verses taking into consideration the type of audience to which the poem addresses. On the basis of this, in fact, a different language will be adopted, a specific topic will be leveraged and different emotions will be expressed.

Detto ciò, spero di esservi stata utile e di avervi attratto almeno un pochino in questo mio mondo. Una buona domenica a tutti.

Having said that, I hope I have been useful to you and have attracted you at least a little in this world of mine. A good Sunday to all.

ElyGioia

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