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STORIA e CULTURA

– #iostoconicongiunti “costretti alla distanza” –

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– NO ALLA VIOLENZA –

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STORIA e CULTURA

– 25 NOVEMBRE Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne –

Oggi, a differenza degli anni passati, mi sento di portare una riflessione leggermente diversa riguardo al significato, estremamente importante, di questa giornata. Oggi, vorrei mettere a fuoco la gran lacuna formata dalla nostra società. Da stamattina, opinionisti tv, giornalisti, ministri, non fanno altro che incoraggiare le donne a denunciare in caso di violenza subita. Poi però ne decantano la forza. Contraddizione ed ignoranza sono malattie devastanti che causano danni immensi nelle vite delle persone. Una donna che rimane vittima di violenza è una vera e propria vittima dell’intera comunità. Ma pensiamo davvero che le donne non vogliano denunciare?. Nel 2020, pensiamo davvero che una donna continui a provare amore verso un uomo che esercita su di lei una qualsiasi tipo di violenza?. Tanti i centri antiviolenza, tanti gli psicologi e gli assistenti sociali che si proclamano paladini della giustizia. Al posto di mettere in evidenza tutto questo, perché non mettere in evidenza il fatto che, quando una donna denuncia, la lentezza giudiziaria, diventa omicida essa stessa?. Noi donne, dovremmo girovagare, in fin di vita, dal pronto soccorso ai carabinieri, per ottenere una misera custodia cautelare, d’altra parte “sei ancora viva”. Povere quelle donne, allora, che i segni non li portano alla pelle, ma all’anima!. Ma lo sapete che la violenza psicologica arriva appena un attimo prima di una coltellata o di un pugno?. Personalmente, mi sento di urlare tutte queste parole come dall’alto di una montagna, sento esclusivamente il mio eco. Mi tornano addosso, violentandomi testa e cuore. Non si può più accettare tanto dolore. È ora di finirla di dedicare video, parole, poesie commoventi alle donne e poi voltare loro le spalle tutto il resto dell’anno. Sempre pronti a dire “Stop alla violenza!”e mai pronti a prestare vero aiuto quando questi casi toccano membri della propria famiglia o della propria cerchia di amicizie. Subito pronti a farsi avvocati difensori e mai pronti a parlare quando vi è bisogno, omertà vigliacca. Io, oggi, non dico alla donna di trovare il coraggio di denunciare, la donna non è un essere stupido, sà la cosa giusta da fare. Ha solo bisogno di sentirsi per una santa volta protetta da questa ingrata società. Oggi, dico alla donna che la speranza non la può togliere nessuno, né uno schiaffo né un insulto. Dico alla donna che ci sono altre donne a questo mondo, con altrettante storie, che non aspettano altro che qualcosa prima o poi cambi, prima di tutto attorno a loro, fino ad arrivare all’interno delle loro case. Esattamente come loro. Ecco, con estrema sincerità, dico alle donne che se sono lasciate sole dalla giustizia non sono sole nell’anima. E l’anima sa essere potente, lasciamola parlare. Chissà che scuoti un po’ la terra e ne faccia uscire del buono.

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POETRY

– CERCHIAMO DI VIVERE ( we try to live ) –

( Si consiglia l’ascolto durante la lettura )

Illustrazione di @mimles

Dietro uno sguardo vi abitano segni di vite diverse, talvolta incastrate l’una all’altra. Eppur sembra ve ne sia una sola. Forse non siamo immuni alla cecità di questo mondo. Non vediamo altre strade poiché troppo concentrati sulla reale concezione del vivere. È forse vita l’attesa di un vissuto? È forse atroce andare nel profondo e sviscerare l’anima umana?. Non accontentiamoci della realtà. Cerchiamo di andare oltre. Cerchiamo di vivere e lottiamo per non dover sempre e solo sopravvivere.

Behind a glance there live signs of different lives, sometimes intertwined with each other. Yet there seems to be only one. Perhaps we are not immune to the blindness of this world. We do not see other roads as we are too focused on the real concept of living. Is the expectation of a lived life perhaps? Is it atrocious to go deep and gut the human soul? Let’s not be satisfied with reality. Let’s try to go further. We try to live and fight not to always and only survive.

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POETRY

– Così, sbagliava – ( So, she was wrong) –

( Si consiglia l’ascolto durante la lettura )

Img dal Web

Ciò che le lacerava dentro erano tutte le urla che non riusciva a rigurgitare al mondo. L’amore era la sua unica ancora di salvezza, quand’essa barcollava sembrava l’arrivo dell’apocalisse. L’unico modo per togliere tutto quel male dai suoi occhi era la presenza di quelle braccia. Esse si che avevano gran potere. Erano calde, confortevoli, possenti e delicate allo stesso tempo. Quando le stringevano la schiena poi, le sembrava di volare sopra il cielo delle favole, di quelle che da piccola le piacevano tanto. Il problema era uno solo. La moltitudine di schiaffi ricevuti dalla vita, e non solo, l’avevano resa più fragile di un petalo di rosa al momento della sua caduta. Era come una libreria disastrata ed a pezzi, lasciata lì, senza libretto d’ istruzioni per il suo montaggio. Con la voglia di sentirsi felice ma con l’ estremo bisogno di essere cercata, trovata, curata, ridipinta, compresa e ricostruita. Non era mica una donna semplice. Anzi. Ma era estremamente vera, come poche anime. Voleva amare e toccare l’amore, quello che ricolma ogni quotidianità. Non conosceva amore leggero, non se ne faceva nulla di questo. Bramava un amore corposo, presente, pesantemente e violentemente puro. Non erano le brutte scosse a guarirla, bensì le pazienti azioni. Viveva tutto il vuoto di sé stessa, lottando contro il suo stesso muro, ferendosi sopra i suoi stessi chiodi. Ma, quando arrivavano quelle braccia, era come se tutto tornava all’origine, ad altri tempi. E s’abbandonava ad esse come quando ci si abbandona tra le lenzuola, dopo una ponderosa giornata. Anche qui, il problema era uno solo. L’incapacità della gestione delle sue emozioni, incastrando come in un Tetris dei sorrisi senza lacrime. Ma le amava quelle braccia, eccome se le amava, e non perché ne sentiva il solo bisogno. Le amava senza un perché. Questo per lei era un dono prezioso. Non voleva stringerle fortemente per non rischiare di pungerle con le sue spine, né voleva lasciarle morbide su di sé, per non rischiare di farle sentire poco desiderate. Così, sbagliava. In balia delle sue paure e del suo carattere. Tra l’onda di un suo silenzio e l’onda di un suo pianto.

What tore inside her was all the screams she couldn’t regurgitate to the world. Love was his only lifeline, when it staggered it seemed the arrival of the apocalypse. The only way to get all that evil out of his eyes was the presence of those arms. They had great power. They were warm, comfortable, powerful and delicate at the same time. When they hugged her back, she felt like she was flying over the sky of fairy tales, the ones she liked so much as a child. There was only one problem. The multitude of slaps received by life, and beyond, had made her more fragile than a rose petal at the moment of her fall. It was like a wrecked and broken bookcase, left there, without an instruction booklet for its assembly. With the desire to feel happy but with the extreme need to be sought, found, cared for, repainted, understood and rebuilt. She wasn’t a simple woman. Rather. But it was extremely true, like few souls. He wanted to love and touch love, the one that fills every everyday life. He did not know light love, he did nothing of this. He craved a full-bodied, present, heavily and violently pure love. It wasn’t the bad shocks that healed her, but the patient actions. She lived all the emptiness of herself, fighting against her own wall, hurting herself on her own nails. But, when those arms arrived, it was as if everything went back to its origins, to other times. And he indulged in them as when he indulges in the sheets, after a ponderous day. Again, there was only one problem. The inability to manage her emotions, embedding smiles without tears as in a Tetris. But he loved those arms, and how he loved them, and not because he just needed them. He loved them without a reason. This was a precious gift for her. He didn’t want to hold them tightly so as not to risk pricking them with his thorns, nor did he want to leave them soft on himself, so as not to risk making them feel unwanted. So, She was wrong. At the mercy of his fears and his character. Between the wave of his silence and the wave of his tears.

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POETRY

– Diritto al volo ( THE RIGHT TO FLY ) –

( SI CONSIGLIA L’ASCOLTO DURANTE LA LETTURA )

Illustrazione surreale di  Amy Judd’s

Donate e poi rubate, accarezzate e squarciate, elogiate e disprezzate, le ali di certe donne. Divenute nere, dal fumo tossico della violenza. Ornate di spine, da tutte quelle rose malate inghiottite. Aromatizzate di rabbia, dagli abusi della società. Contrassegnate dalla ruvida ed ignota gente e dalla loro omertà. Eppur si vedono ancora, tra il singhiozzo di certi giorni e la forza di sempre. Con il lume della speranza nascosto al cuore, guardano i giorni futuri. Bramando cure e fiducia, camminano, senza poter più volare. Chissà, se quel lontano futuro s’avvicinerà presto roseo. Chissà se riusciranno mai a riconquistare il diritto al volo ed il diritto all’amore.

Donate and then steal, caress and tear apart, praise and despise, the wings of certain women. Turned black, from the toxic smoke of violence. Adorned with thorns, from all those sick roses swallowed up. Spiced with anger, from the abuses of society. Marked by the rough and unknown people and their silence. Yet they still see each other, between the hiccups of certain days and the strength of always. With the light of hope hidden from their hearts, they look to the future days. Craving care and trust, they walk, unable to fly anymore. Who knows, if that distant future will soon approach rosy. Who knows if they will ever manage to regain the right to fly and the right to love.

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POETRY

– LA FOLLIA DENTRO ( the madness within himself ) –

Illustrazione di #velmock

Sono follemente innamorata della forza dell’amore. Essa sradica le più dure radici, le rende sensibili, teneramente capaci, ferocemente dolci. Amo la follia. In effetti, non esiste pazzia che io non abbia conosciuto dentro il mio cuore. Abitano tutt’ora l’una sopra l’altra, tra queste mie pareti fatte di carne. Alle volte bussano, altre graffiano, ma è in questo modo che si può sentire la vita scorrere dentro. Non mi lamento. Vivo. Ci sono giorni in cui tutte queste dannate emozioni mi scombussolano persino le mani. Si morsicano, neanche fossero denti. Si masticano, assieme a tutti quei voraci pensieri che rotolano da una parte all’altra della mente. È proprio in mezzo a quest’alternanza di grigi, neri e rossi, che schizza dall’anima il mio miglior inchiostro. Dunque, mi piace essere un po’ folle. La follia triste poi, in me, è capace d’evaporare formando nuvole soffici sulle quali la gente può trovare un leggero riposo. Questo mio provare sempre così forte, sempre agli estremi, mi rende anche un po’ libera. D’altronde, cosa sarebbe l’amore senza libertà? E cosa sarebbe la libertà senza amore?. Sarebbero come due metà, sole, incomplete, costantemente alla ricerca della felicità, condannate solo all’assorbimento di ciò che offre questo malato mondo.

I am madly in love with the power of love. It uproots the hardest roots, makes them sensitive, tenderly capable, fiercely sweet. I love madness. In fact, there is no madness that I have not known inside my heart. They still live one above the other, between these walls of mine made of flesh. Sometimes they knock, others scratch, but this is how life can be felt inside. I’m not complaining. I live. There are days when all these damn emotions mess up even my hands. They bite, even if they were teeth. They chew, along with all those voracious thoughts that roll from one part of the mind to the other. It is in the midst of this alternation of grays, blacks and reds that my best ink splashes from my soul. So, I like to be a little crazy. The sad madness then, in me, is capable of evaporating forming soft clouds on which people can find a light rest. This trying always so hard, always at extremes, also makes me a little free. On the other hand, what would love be without freedom? And what would freedom be without love? They would be like two halves, alone, incomplete, constantly in search of happiness, condemned only to the absorption of what this sick world offers.

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POETRY

As a spider does with its web – COME UN RAGNO FA CON LA SUA TELA –

Illustrazione di #catrinwelzstein

Amami. Tienimi con te, tessimi come un ragno fa con la sua tela, come una mosca, intrappolami, rendendomi libera in te. Amami. Acrobaticamente capiscimi. Pazientemente stupiscimi. Dimostrami, che anche io, sono degna a ricevere amore.

Love me. Keep me with you, weave me like a spider does with its web, like a fly, trap me, setting me free in you. Love me. Acrobatically understand me. Patiently amaze me. Show me that I too am worthy to receive love.

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ART

– VINCENT WILLEM VAN GOGH –

ElyGioia Photo ( Centro Culturale San Gaetano di Padova )

Il 10 Ottobre è stata inaugurata la mostra d’arte “I colori della vita” con opere del grande pittore e scrittore Vincent Van Gogh,( e non solo ), a cura di Marco Goldini al San Gaetano di Padova. È stato davvero meraviglioso poter esservi presente, un’esperienza senza pari, tra nero e colori, tra malinconia e speranza. Per questo mi trovo qui, a condividere con voi un po’ della sua storia personale e professionale, e per rendervi partecipi del mio pensiero su questo “viaggio artistico”.

Chi era Van Gogh?

Per studiare nel profondo la sua vita devo dire che ne ho sentite davvero molte e, sinceramente, sono pochi gli articoli che, a mio avviso, ne danno una descrizione idonea e completa. Se per le strade chiedo ai passanti una definizione di Van Gogh mi rendo conto che la gente si ricorda di lui come “quel pazzo pittore che si tagliò un orecchio”, “un uomo dalle diverse problematiche mentali”, “un folle che ha avuto la fortuna di essere stato stimato”, “un pittore famoso che andava con le prostitute”. Questo perché ci sono troppe parole spese sulla sua persona che sulla sua grande arte. Mi chiedo ancora come possa una corposa ed “ingombrante” personalità sovrastare la capacità ed il grande valore artistico di una stessa persona. Voglio dire, io quando mi trovo davanti ad un suo quadro, ne rimango intrappolata, non riesco a pensare ad altro, lì in quei colori, c’è un uomo che non trova la sua giusta dimensione a questo mondo poiché ciò che ha dentro è ancora più grande e frastagliato. Per questa ragione scelgo di riportare in questo mio articolo, non tanto le bizzarre curiosità inerenti alla sua persona, quanto la sua grandezza artistica. Che poi, parliamoci chiaro, Van Gogh non è un pittore, è il pittore, pioniere dell’espressionismo. È quel talento della cui vita è ben percettibile ad ogni pennellata, così irrazionale in mezzo alla razionalità. Così confuso in mezzo ad un mondo “perfetto”, così rude in mezzo a tanta “delicatezza”. Dunque, chi è che non conosce questo uomo? Ve lo siete mai chiesti, come mai tutti, bene o male, conoscono il nome di Van Gogh?. Semplice. Lui dipingeva cose molto semplici, comprensibili ad ogni occhio umano. Nelle sue opere chiunque è in grado di riconoscerne l’oggetto rappresentato, un girasole, un volto, un campo di grano, la natura morta, una contadina stanca. Da un lato sembra quasi infantile come “schema”, per questa gran facilità di comprensione, da un lato si percepisce come invece carica ogni sua rappresentazione con una tensione talmente emotiva da rimanerne plasmati.

OPERE

Vincent Van Gogh, 1885, I MANGIATORI DI PATATE, olio su tela.

Io davanti a questo quadro, che tra l’altro credo sia il simbolo dell’inizio della sua “carriera artistica”, mi sento come invitata, attratta, catturata fin nelle viscere, non per la bellezza apparente, ma per il significato che ne è racchiuso. Vi riporto ciò che egli stesso ha scritto a suo fratello Theo su questa sua opera. ( Dal libro lettere a Theo di Vincent Van Gogh ) “Ho voluto far capire che questa povera gente che sotto una luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra da dove quelle patate sono cresciute. Evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano.” Come una storia di chi non ha grandezze né futuro davanti. Dovete sapere che Van Gogh era un grande stimatore di minatori e contadini. Suo padre era un predicatore protestante e per un periodo seguì anche lui la strada della fede. Studiò la Bibbia e guidò una chiesa come predicatore laico. Voleva essere un imitatore di Gesù Cristo, non a parole bensì a fatti. Per questo poi fu considerato troppo estremo e così venne allontanato ma sempre stimato per tutto ciò che aveva fatto per i minatori con i quali lavorava e viveva. Questo appunto è bene ricordarlo per capire quanto egli apprezzasse il duro lavoro delle persone semplici e povere e quanto era grande la sua gioia nel rappresentarle nelle sue opere. Questo quadro ci fa conoscere il Vincent Van Gogh degli inizi, la sua pittura di quei tempi, infatti, era molto vicina a quella Olandese. Daumier, poi, fu per lui un punto di riferimento fondamentale specie nelle forti caricature comuni ad entrambi, le quali erano capaci di animare il volto facendo trasparire dallo stesso la realtà di quel vissuto.

Vincent Van Gogh, 1889, I GIRASOLI, olio su tela.

Con quest’opera facciamo un salto in avanti. Troviamo Vincent Van Gogh nell’ultimo anno prima della sua morte. Quando dipinge questo quadro si trova ad Arles, posti nel quale trova felici fonti di ispirazione. Attraverso la lettura delle lettere scritte a suo fratello Theo, possiamo capire quanto gli ultimi cinque anni della sua vita siano stati per lui molto rilevanti nella pittura. Mentre prima erano i colori scuri i protagonisti ora vi è una scoperta dei colori quasi accecante, come la si ritroverà in altre opere. Realizzata tutta in un solo tono, per Vincent, i girasoli avevano un grande significato. Erano segno di protezione, di sicurezza, una carezza. Non so voi, ma trovo che questo quadro, assieme ad un’altra opera un campo di grano con volo di corvi, sprigioni una tristezza infinita. La bellezza del fiore accompagna e tocca la profonda solitudine del pittore, i petali stanchi confortano il pensiero di Vincent. Non ci si può limitare a mirarne la bellezza, c’è un estremo bisogno di sentire la vita in questa pittura.

Vincent Van Gogh, 1888, TERRAZZA DEL CAFFÈ LA SERA.

Giunto ad Arles, prese immediatamente in affitto una camera nella pensione-ristorante Carrel. Lì, quando sopraggiunse la primavera, egli produsse una tela dopo l’altra, come se temesse che la sua ispirazione, esaltata dalle novità del mondo provenzale, potesse abbandonarlo. Si sentiva trascinato dall’emozione, che van Gogh identificava con la sincerità dei suoi sentimenti verso la natura. Le emozioni che provava di fronte alla natura provenzale erano così forti da costringerlo a lavorare senza sosta. La conosciuta foga dell’artista.

Vincent Van Gogh, 1888, LA CAMERA DI VINCENT, olio su tela.

Prese in affitto l’ala destra della Casa Gialla, una delle abitazioni più famose della storia dell’arte. In quest’edificio, ubicato nella zona nord della città, Vincent voleva fondare l’Atelier du Midi, una comunità solidale di artisti. Qui, in primis pensò a Gauguin.

Vincent Van Gogh, 1888, NOTTE STELLATA SUL RODANO, olio su tela.

“Ho passeggiato una notte lungo il mare sulla spiaggia deserta, non era ridente, ma neppure triste, era… bello. Il cielo di un azzurro profondo era punteggiato di nuvole d’un azzurro più profondo del blu base, di un cobalto intenso, e di altre nuvole d’un azzurro più chiaro, del lattiginoso biancore delle vie lattee. Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle, bianche, rosa chiare, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi – perciò era il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri. Il mare era d’un blu oltremare molto profondo – la spiaggia di un tono violaceo, e mi pareva anche rossastra, con dei cespugli sulla duna (la duna è alta 5 metri), dei cespugli color blu di Prussia. Ho fuori dei disegni a mezzo foglio e un disegno grande, che fa da pendant all’ultimo” Vincent Van Gogh.

Vincent Van Gogh, 1888, IL SEMINATORE, olio su tela.
Vincent Van Gogh, 1889, NOTTE STELLATA, olio su tela.

Vincent comprese di essere malato sia fisicamente che spiritualmente e perciò, dopo l’ennesimo deliquio, l’8 maggio 1889 entrò volontariamente nella Maison de Santé di Saint-Paul-de-Mausole, un vecchio convento adibito a ospedale psichiatrico, a una ventina di chilometri da Arles. “Osservo negli altri che anch’essi durante le crisi percepiscono suoni e voci strane come me e vedono le cose trasformate. E questo mitiga l’orrore che conservavo delle crisi che ho avuto […] oso credere che una volta che si sa quello che si è, una volta che si ha coscienza del proprio stato e di poter essere soggetti a delle crisi, allora si può fare qualcosa per non essere sorpresi dall’angoscia e dal terrore […] Quelli che sono in questo luogo da molti anni, a mio parere soffrono di un completo afflosciamento. Il mio lavoro mi preserverà in qualche misura da un tale pericolo.” Dalle lettere a Theo, di Vincent.  A questo periodo risalgono ben centoquaranta dipinti!.

Vincent Van Gogh, 1890, CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI, colore ad olio.

Ed arriviamo fino qui, nel 1890. Si presume questo sia l’ultimo dipinto del pittore prima della sua morte. Qui, possiamo notare come la sua pittura sia tutta un’espressione. Un quadro estremamente claustrofobico, una via che s’incaglia contro questo muro giallo che sembra esser fatto di piccoli ma taglienti aculei. Ecco l’incapacità di Vincent di sopportare la vita di questo mondo, ecco la sua fragilità, ecco il suo turbolento vivere, nero ed azzurro come il cielo che s’appoggia, quasi a soffocare il campo di grano. Qui troviamo delle vere e proprie tracce di dolore, non solo di colore. Si evince come la pittura sia per Vincent una vera e propria cura come sfogo dell’anima. Quella stessa anima incapace e stretta per quella realtà ladra di sogni e speranze. Per quanto riguarda la pittura, in quest’opera più ci si avvicina e più ci si accorge della divisione dei colori. 👩‍🎨 curiosità 🖼 Ho potuto apprendere da un’intervista che il restauro dei quadri di Van Gogh risulta quasi impossibile, sapete perché?. Basta pensare che Vincent aveva il “vizio” di dipingere un’opera con un solo pennello, così, di getto, senza lavarlo, potete immaginare i milioni di pigmenti che possono esserci all’interno di un solo punto di colore nella tela! Così è stato pensato un modo tutto nuovo per il loro mantenimento, ovvero, delle piccole iniezioni di silicone in quel tocco di colore che ne necessita.

Chi conosceva già la vita di Vincent Van Gogh noterà una parte mancante, dov’è finito quel pezzo di storia?. Ebbene, ho voluto serbare questa curiosità per ultima in quanto uno dei quadri che ho potuto mirare da vicinissimo e che mi ha colpito molto è proprio questo.

Vincent Vang Gogh, 1887, AUTORITRATTO.

Ebbene, torniamo indietro nel 1185 quando Van Gogh inizia a frequentare la scuola delle belle arti ad Anversa. Egli teneva molto a migliorarsi e ad imparare nuove tecniche di pittura. Lì però non viene apprezzato e di conseguenza si trasferisce a Parigi. In questa splendida città, fonte d’ispirazione per tanti artisti ancora ad oggi, vuole imparare a dipingere dei ritratti, cosa che era molto comune all’epoca. Non avendo abbastanza soldi per dei modelli il modo più semplice per lui fu quello di posizionarsi dinanzi ad uno specchio e guardarsi riflesso. Questo permise a Vincent di realizzare una grande sperimentazione delle espressioni facciali. Ogni suo autoritratto esprime totalmente la sua mente e la sua voglia di sperimentare appunto nuove tecniche. Credo che per Van Gogh, il vedersi riflesso come il dipingersi, fu più che altro un tentativo di conoscersi da sé stesso, nel profondo, e di ritrovare dentro quelle tele una giusta dimensione, almeno lì.

Devo ammettere che m’aspettavo più opere in questa mostra, di quelle almeno più decisive della sua storia. È stato altresì bello il “percorso” realizzato, accompagnato da diverse citazioni dello stesso Van Gogh che hanno reso l’atmosfera viva, in tutte le sue emozioni. Come se Vincent fosse proprio lì, a guardarci attraverso i suoi dipinti. Io ho preso i miei ricordi, a voi spetta farci una visita.

📖Biografia 📖 Vincent Van Gogh nato il 30 Marzo del 1853 in Olanda, a Zundert e deceduto alla sola età di 37 anni il 29 Luglio del 1890 ad Auvers-sur-Oise, in Francia. Pittore e scrittore, in vita non apprezzato per le sue opere. Pur essendo appassionato di disegno fin da bambino, van Gogh cominciò a dipingere solo verso i 30 anni. Le sue opere più conosciute sono quelle dipinte tra il 1880 ed il 1890, pochi anni prima della sua morte. Nel 1888, consigliato dal fratello Theo, van Gogh si trasferì ad Arles, nel sud della Francia per vivere con il pittore Gaugien, amico di Theo. Il rapporto tra i due, però non fu così idilliaco anche a causa dell’instabilità emotiva di van Gogh. Pare che, dopo un alterco avvenuto nella casa di Arles, l’artista olandese inseguì l’amico in strada con un rasoio minacciando di aggredirlo. La loro relazione degenerò del tutto quando una sera, ubriaco, Vincent scagliò un pesante bicchiere contro l’amico. Quel giorno Gauguin decise di lasciare Arles. Pare che quel forte litigio venga attribuito a Rachele, una prostituta frequentata da entrambi, conosciuta in un bordello. Nel 1889 infatti, Vincent, in preda alle allucinazioni e folle di gelosia si mozzò con un rasoio metà dell’orecchio sinistro e lo spedì a Rachele, come pegno d’amore. Qualche giorno dopo Vincent si ritrasse con una vistosa fasciatura a coprire l’orecchio mutilato.

Morì a soli 37 anni per un colpo di rivoltella, una sera tra i suoi tanto amati campi di grano, probabilmente auto inferto.

Era doveroso, da parte mia, darvi anche una breve ma dettagliata biografia, a fine articolo, dopo aver esplorato la storia di una vita penetrante a sé stessa, quella del grande pittore e scrittore VINCENT WILLEM VAN GOGH.

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POETRY

– I LIBRI ( THE BOOKS ) –

Img dal Web

Vanno stropicciati, i libri, come stropicciata è l’arte in questo mondo. La lettura nutre palato, mente, cuore ed anima. Il sapore di ogni pagina cambia, come cambia il significato di un quadro in base al tipo di occhio che lo scruta. I libri ci rendono liberi anche nelle nostre prigioni, bussano alla porta dell’immaginazione facendole toccare sempre nuovi orizzonti. Fanno viaggiare, seppur seduti sempre sul solito divano. T’accartocciano il cuore, alle volte, ma ad ogni emozione provata vi è una rinascita dell’anima. I libri ti insegnano l’apertura ad ogni materia e ad ogni sentimento, t’arricchiscono di valori. Ecco perché io scrivo e leggo. Leggo per riempirmi, scrivo per svuotare l’otre del mio io.

Books must be wrinkled, just as art is wrinkled in this world. Reading nourishes the palate, mind, heart and soul. The flavor of each page changes, as the meaning of a painting changes according to the type of eye that examines it. Books make us free even in our prisons, they knock on the door of the imagination, always making it touch new horizons. They make people travel, even if they always sit on the usual sofa. At times, they crumple your heart, but with each emotion felt there is a rebirth of the soul. Books teach you openness to every subject and every feeling, they enrich you with values. That’s why I write and read. I read to fill myself, I write to empty the skin of my self.

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