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– Arte e poesia si fondono –

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– INCUBO D’ARTE #descrizionedarteelygioia #1 –

INCUBO” di Johann Füssli – 1780/81 – Olio su tela – Detroit Institute Of Arts U.S.A.

Corre l’illuminismo, siamo negli anni del ‘700, e si cerca di combattere, attraverso questa corrente storica, ogni tipo di superstizione e di “storie fantastiche”. Corre il voler far affidamento sulle capacità critiche e razionali dell’uomo rinnovando sensibilità intellettuale e morale dell’epoca.

Ed ecco che Füssli sceglie di dare una forma all’arte, ancora sconosciuta. Con quest’opera che vi descrivo, egli, vuole approfondire l’investigare su aspetti “d’altro mondo” – l’incubo – non contenendo, per la prima volta in questo periodo, elementi religiosi in un mondo onirico.

L’opera fonde insieme elementi neoclassici, che ritroviamo ad esempio nella fisionomia della fanciulla stesa, ed elementi romantici, con la sua luce chiaro/scura.

Ma conosciamo la delusione d’amore privata dell’autore che precede quest’opera. Delusione che ha per certo un collegamento con la stessa, vi porterò successivamente alcune prove di ciò.

“Anna Landholt”, il nome della fanciulla per la quale l’artista perse testa e cuore ed alla quale chiese di sposarlo. Proposta che rifiutò, a causa del padre, Johann Kaspar Lavater, suo amico, contrariato. Anna infatti venne data in sposa ad un nipote dello stesso, e così, Füssli, perde definitivamente la speranza di vivere quell’amore tanto desiderato.

Questa breve curiosità mi permette di darvi quella che è una delle più conosciute chiavi d’interpretazione.

Analizziamo il carattere dell’opera ed i suoi personaggi

La fanciulla.

Molto probabilmente Anna, come scritto precedentemente, la prova di questo sta nel fatto che proprio dietro la tela originale di questo dipinto vi è solamente un ritratto incompiuto di una donna. Vi sembra una coincidenza?.

Una figura femminile vestita di bianco, colore che a mio avviso rappresenta l’ideale di un’estrema purezza, non a caso il colore del tipico abito che accompagna una donna nel suo giorno più importante, il matrimonio. La luce che Füssli da alla veste non è affatto da sottovalutare. Da questa infatti parte quasi una vittoria iniziale che prorompe in mezzo a tanta oscurità e lati nascosti. Un pò quello che ognuno porta dentro di sé, un’anima ricca di sogni e desideri che spesso vengono oppressi dalla vita stessa.

Ed il suo volto? Labbra doloranti, gote che incarnano paure ed occhi chiusi dal rumore del terrore. Una rappresentazione di una donna dormiente ma “vivente” in tutta la sua struttura.

La sua insolita posizione ha destato interesse a diversi critici ed artisti. In effetti, perché non dipingere semplicemente una fanciulla stesa normalmente su un letto con la nuca posata su un guanciale?. Semplice, è proprio questa sua posizione che ci fa entrare nel significato dell’opera, l’incubo. Le braccia che sembran voler essere risucchiate dalla terra, penzolanti, lamentano un’arresa al male. Insomma, stesi ordinatamente ci si sta durante i sogni tranquilli, negli incubi ci si scatena il corpo, donando allo stesso movimento e potente scombussolatezza.

Questo dipinto è una somma di tante immagini differenti che hanno a che fare con la definizione di incubo》

Il Demone.

Simile ad un gargoyle, essere rappresentato nelle cattedrali gotiche per dar defluire l’acqua dai tetti ma anche come oggetto di difesa dagli spiriti malvagi. 📍 I Gargoyle non sono solo raffigurazioni grottesche, il loro compito consiste nel mandare un messaggio, un avvertimento. Questo messaggio è espresso in un linguaggio fantasioso e diretto: la cattedrale può essere assediata e minacciata da quelle stesse persone che dovrebbero proteggerla e custodirla. Gli spiriti maligni quindi s’impadroniscono simbolicamente dell’esterno della cattedrale, poiché al suo interno non possono entrare e risiedono là, come in attesa.

Non vi sembra che questa nota descrivi esattamente lo stato d’animo, la persona e la realtà subita di Füssli?

Un corpo estraneo, ossessionato dal pensiero di questo amore perduto, posato al petto della propria amata, con la consapevolezza di non potervi entrare ed il desiderio di darle il peso della sua protezione (Un amore follemente incondizionato).

In tutte le recensioni e le descrizioni di questa meravigliosa opera, il “mostro”sopra il petto della fanciulla viene considerato come il male, come il portatore stesso di quell’incubo. Non so il perché ma, approfondendone la rappresentazione e paragonandola a questa immagine gotica cogliendone l’origine ed il significato, mi è salita in cuore tutt’altra visione, non me ne vogliano gli altri.

Un demone non demone, che incute timore e protegge allo stesso tempo, che non la ferisce in virtù dell’amore provato ma che la immobilizza a cagione del suo non coraggio nel lasciarla andar via da sé.

Il cavallo.

Nella sua rappresentazione probabilmente, Füssli, è andato a ritroso cercando modelli ideali nella scultura antica. Si pensa sia stato aggiunto solo dopo, infatti esistono alcuni disegni preparatori del quadro che non comprendono il curioso animale nella composizione. “Nightmare” dall’Inglese Night=Notte Mare=Cavallo. Questa figura quindi completa il nome dell’opera. 📍Ha a che fare con la tradizione germanica. Secondo alcune storie popolari del popolo della Germania, si scoprono leggende di demoni e streghe che si diceva si avvicinasse al possedere coloro che dormivano soli. La leggenda principale racconta che gli uomini ricevono la visita di cavalli o di streghe, mentre la donna crede di aver un rapporto con il demonio.

Credo dunque che per l’intera scena del dipinto, Füssli, abbia tratto spunto per la scelta dei personaggi e per l’ambiente proprio da questo.

《 Questo quadro ha doppia immagine quella onirica e quella di un sogno》

Posso dire, infine, che ogni piccolo particolare di questo “Incubo” sembra avere un proprio e preciso significato, studiato in ogni piccolo dettaglio, dalla scelta dei colori, un’oscurità interrotta da una luce bianca che ne fa da protagonista.

Dopo la grande fama avuta da quest’opera, l’artista scelse dunque di porre alcune varianti al dipinto originale.

Anche altri artisti ne creano delle caricature ed altre opere molto simili.

Che dire, questa è la mia descrizione di quest’opera. Spero vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito.

Una buona giornata.

@elygioia #pensieriscrittielygioia

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– VINCENT WILLEM VAN GOGH –

ElyGioia Photo ( Centro Culturale San Gaetano di Padova )

Il 10 Ottobre è stata inaugurata la mostra d’arte “I colori della vita” con opere del grande pittore e scrittore Vincent Van Gogh,( e non solo ), a cura di Marco Goldini al San Gaetano di Padova. È stato davvero meraviglioso poter esservi presente, un’esperienza senza pari, tra nero e colori, tra malinconia e speranza. Per questo mi trovo qui, a condividere con voi un po’ della sua storia personale e professionale, e per rendervi partecipi del mio pensiero su questo “viaggio artistico”.

Chi era Van Gogh?

Per studiare nel profondo la sua vita devo dire che ne ho sentite davvero molte e, sinceramente, sono pochi gli articoli che, a mio avviso, ne danno una descrizione idonea e completa. Se per le strade chiedo ai passanti una definizione di Van Gogh mi rendo conto che la gente si ricorda di lui come “quel pazzo pittore che si tagliò un orecchio”, “un uomo dalle diverse problematiche mentali”, “un folle che ha avuto la fortuna di essere stato stimato”, “un pittore famoso che andava con le prostitute”. Questo perché ci sono troppe parole spese sulla sua persona che sulla sua grande arte. Mi chiedo ancora come possa una corposa ed “ingombrante” personalità sovrastare la capacità ed il grande valore artistico di una stessa persona. Voglio dire, io quando mi trovo davanti ad un suo quadro, ne rimango intrappolata, non riesco a pensare ad altro, lì in quei colori, c’è un uomo che non trova la sua giusta dimensione a questo mondo poiché ciò che ha dentro è ancora più grande e frastagliato. Per questa ragione scelgo di riportare in questo mio articolo, non tanto le bizzarre curiosità inerenti alla sua persona, quanto la sua grandezza artistica. Che poi, parliamoci chiaro, Van Gogh non è un pittore, è il pittore, pioniere dell’espressionismo. È quel talento della cui vita è ben percettibile ad ogni pennellata, così irrazionale in mezzo alla razionalità. Così confuso in mezzo ad un mondo “perfetto”, così rude in mezzo a tanta “delicatezza”. Dunque, chi è che non conosce questo uomo? Ve lo siete mai chiesti, come mai tutti, bene o male, conoscono il nome di Van Gogh?. Semplice. Lui dipingeva cose molto semplici, comprensibili ad ogni occhio umano. Nelle sue opere chiunque è in grado di riconoscerne l’oggetto rappresentato, un girasole, un volto, un campo di grano, la natura morta, una contadina stanca. Da un lato sembra quasi infantile come “schema”, per questa gran facilità di comprensione, da un lato si percepisce come invece carica ogni sua rappresentazione con una tensione talmente emotiva da rimanerne plasmati.

OPERE

Vincent Van Gogh, 1885, I MANGIATORI DI PATATE, olio su tela.

Io davanti a questo quadro, che tra l’altro credo sia il simbolo dell’inizio della sua “carriera artistica”, mi sento come invitata, attratta, catturata fin nelle viscere, non per la bellezza apparente, ma per il significato che ne è racchiuso. Vi riporto ciò che egli stesso ha scritto a suo fratello Theo su questa sua opera. ( Dal libro lettere a Theo di Vincent Van Gogh ) “Ho voluto far capire che questa povera gente che sotto una luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra da dove quelle patate sono cresciute. Evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano.” Come una storia di chi non ha grandezze né futuro davanti. Dovete sapere che Van Gogh era un grande stimatore di minatori e contadini. Suo padre era un predicatore protestante e per un periodo seguì anche lui la strada della fede. Studiò la Bibbia e guidò una chiesa come predicatore laico. Voleva essere un imitatore di Gesù Cristo, non a parole bensì a fatti. Per questo poi fu considerato troppo estremo e così venne allontanato ma sempre stimato per tutto ciò che aveva fatto per i minatori con i quali lavorava e viveva. Questo appunto è bene ricordarlo per capire quanto egli apprezzasse il duro lavoro delle persone semplici e povere e quanto era grande la sua gioia nel rappresentarle nelle sue opere. Questo quadro ci fa conoscere il Vincent Van Gogh degli inizi, la sua pittura di quei tempi, infatti, era molto vicina a quella Olandese. Daumier, poi, fu per lui un punto di riferimento fondamentale specie nelle forti caricature comuni ad entrambi, le quali erano capaci di animare il volto facendo trasparire dallo stesso la realtà di quel vissuto.

Vincent Van Gogh, 1889, I GIRASOLI, olio su tela.

Con quest’opera facciamo un salto in avanti. Troviamo Vincent Van Gogh nell’ultimo anno prima della sua morte. Quando dipinge questo quadro si trova ad Arles, posti nel quale trova felici fonti di ispirazione. Attraverso la lettura delle lettere scritte a suo fratello Theo, possiamo capire quanto gli ultimi cinque anni della sua vita siano stati per lui molto rilevanti nella pittura. Mentre prima erano i colori scuri i protagonisti ora vi è una scoperta dei colori quasi accecante, come la si ritroverà in altre opere. Realizzata tutta in un solo tono, per Vincent, i girasoli avevano un grande significato. Erano segno di protezione, di sicurezza, una carezza. Non so voi, ma trovo che questo quadro, assieme ad un’altra opera un campo di grano con volo di corvi, sprigioni una tristezza infinita. La bellezza del fiore accompagna e tocca la profonda solitudine del pittore, i petali stanchi confortano il pensiero di Vincent. Non ci si può limitare a mirarne la bellezza, c’è un estremo bisogno di sentire la vita in questa pittura.

Vincent Van Gogh, 1888, TERRAZZA DEL CAFFÈ LA SERA.

Giunto ad Arles, prese immediatamente in affitto una camera nella pensione-ristorante Carrel. Lì, quando sopraggiunse la primavera, egli produsse una tela dopo l’altra, come se temesse che la sua ispirazione, esaltata dalle novità del mondo provenzale, potesse abbandonarlo. Si sentiva trascinato dall’emozione, che van Gogh identificava con la sincerità dei suoi sentimenti verso la natura. Le emozioni che provava di fronte alla natura provenzale erano così forti da costringerlo a lavorare senza sosta. La conosciuta foga dell’artista.

Vincent Van Gogh, 1888, LA CAMERA DI VINCENT, olio su tela.

Prese in affitto l’ala destra della Casa Gialla, una delle abitazioni più famose della storia dell’arte. In quest’edificio, ubicato nella zona nord della città, Vincent voleva fondare l’Atelier du Midi, una comunità solidale di artisti. Qui, in primis pensò a Gauguin.

Vincent Van Gogh, 1888, NOTTE STELLATA SUL RODANO, olio su tela.

“Ho passeggiato una notte lungo il mare sulla spiaggia deserta, non era ridente, ma neppure triste, era… bello. Il cielo di un azzurro profondo era punteggiato di nuvole d’un azzurro più profondo del blu base, di un cobalto intenso, e di altre nuvole d’un azzurro più chiaro, del lattiginoso biancore delle vie lattee. Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle, bianche, rosa chiare, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi – perciò era il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri. Il mare era d’un blu oltremare molto profondo – la spiaggia di un tono violaceo, e mi pareva anche rossastra, con dei cespugli sulla duna (la duna è alta 5 metri), dei cespugli color blu di Prussia. Ho fuori dei disegni a mezzo foglio e un disegno grande, che fa da pendant all’ultimo” Vincent Van Gogh.

Vincent Van Gogh, 1888, IL SEMINATORE, olio su tela.
Vincent Van Gogh, 1889, NOTTE STELLATA, olio su tela.

Vincent comprese di essere malato sia fisicamente che spiritualmente e perciò, dopo l’ennesimo deliquio, l’8 maggio 1889 entrò volontariamente nella Maison de Santé di Saint-Paul-de-Mausole, un vecchio convento adibito a ospedale psichiatrico, a una ventina di chilometri da Arles. “Osservo negli altri che anch’essi durante le crisi percepiscono suoni e voci strane come me e vedono le cose trasformate. E questo mitiga l’orrore che conservavo delle crisi che ho avuto […] oso credere che una volta che si sa quello che si è, una volta che si ha coscienza del proprio stato e di poter essere soggetti a delle crisi, allora si può fare qualcosa per non essere sorpresi dall’angoscia e dal terrore […] Quelli che sono in questo luogo da molti anni, a mio parere soffrono di un completo afflosciamento. Il mio lavoro mi preserverà in qualche misura da un tale pericolo.” Dalle lettere a Theo, di Vincent.  A questo periodo risalgono ben centoquaranta dipinti!.

Vincent Van Gogh, 1890, CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI, colore ad olio.

Ed arriviamo fino qui, nel 1890. Si presume questo sia l’ultimo dipinto del pittore prima della sua morte. Qui, possiamo notare come la sua pittura sia tutta un’espressione. Un quadro estremamente claustrofobico, una via che s’incaglia contro questo muro giallo che sembra esser fatto di piccoli ma taglienti aculei. Ecco l’incapacità di Vincent di sopportare la vita di questo mondo, ecco la sua fragilità, ecco il suo turbolento vivere, nero ed azzurro come il cielo che s’appoggia, quasi a soffocare il campo di grano. Qui troviamo delle vere e proprie tracce di dolore, non solo di colore. Si evince come la pittura sia per Vincent una vera e propria cura come sfogo dell’anima. Quella stessa anima incapace e stretta per quella realtà ladra di sogni e speranze. Per quanto riguarda la pittura, in quest’opera più ci si avvicina e più ci si accorge della divisione dei colori. 👩‍🎨 curiosità 🖼 Ho potuto apprendere da un’intervista che il restauro dei quadri di Van Gogh risulta quasi impossibile, sapete perché?. Basta pensare che Vincent aveva il “vizio” di dipingere un’opera con un solo pennello, così, di getto, senza lavarlo, potete immaginare i milioni di pigmenti che possono esserci all’interno di un solo punto di colore nella tela! Così è stato pensato un modo tutto nuovo per il loro mantenimento, ovvero, delle piccole iniezioni di silicone in quel tocco di colore che ne necessita.

Chi conosceva già la vita di Vincent Van Gogh noterà una parte mancante, dov’è finito quel pezzo di storia?. Ebbene, ho voluto serbare questa curiosità per ultima in quanto uno dei quadri che ho potuto mirare da vicinissimo e che mi ha colpito molto è proprio questo.

Vincent Vang Gogh, 1887, AUTORITRATTO.

Ebbene, torniamo indietro nel 1185 quando Van Gogh inizia a frequentare la scuola delle belle arti ad Anversa. Egli teneva molto a migliorarsi e ad imparare nuove tecniche di pittura. Lì però non viene apprezzato e di conseguenza si trasferisce a Parigi. In questa splendida città, fonte d’ispirazione per tanti artisti ancora ad oggi, vuole imparare a dipingere dei ritratti, cosa che era molto comune all’epoca. Non avendo abbastanza soldi per dei modelli il modo più semplice per lui fu quello di posizionarsi dinanzi ad uno specchio e guardarsi riflesso. Questo permise a Vincent di realizzare una grande sperimentazione delle espressioni facciali. Ogni suo autoritratto esprime totalmente la sua mente e la sua voglia di sperimentare appunto nuove tecniche. Credo che per Van Gogh, il vedersi riflesso come il dipingersi, fu più che altro un tentativo di conoscersi da sé stesso, nel profondo, e di ritrovare dentro quelle tele una giusta dimensione, almeno lì.

Devo ammettere che m’aspettavo più opere in questa mostra, di quelle almeno più decisive della sua storia. È stato altresì bello il “percorso” realizzato, accompagnato da diverse citazioni dello stesso Van Gogh che hanno reso l’atmosfera viva, in tutte le sue emozioni. Come se Vincent fosse proprio lì, a guardarci attraverso i suoi dipinti. Io ho preso i miei ricordi, a voi spetta farci una visita.

📖Biografia 📖 Vincent Van Gogh nato il 30 Marzo del 1853 in Olanda, a Zundert e deceduto alla sola età di 37 anni il 29 Luglio del 1890 ad Auvers-sur-Oise, in Francia. Pittore e scrittore, in vita non apprezzato per le sue opere. Pur essendo appassionato di disegno fin da bambino, van Gogh cominciò a dipingere solo verso i 30 anni. Le sue opere più conosciute sono quelle dipinte tra il 1880 ed il 1890, pochi anni prima della sua morte. Nel 1888, consigliato dal fratello Theo, van Gogh si trasferì ad Arles, nel sud della Francia per vivere con il pittore Gaugien, amico di Theo. Il rapporto tra i due, però non fu così idilliaco anche a causa dell’instabilità emotiva di van Gogh. Pare che, dopo un alterco avvenuto nella casa di Arles, l’artista olandese inseguì l’amico in strada con un rasoio minacciando di aggredirlo. La loro relazione degenerò del tutto quando una sera, ubriaco, Vincent scagliò un pesante bicchiere contro l’amico. Quel giorno Gauguin decise di lasciare Arles. Pare che quel forte litigio venga attribuito a Rachele, una prostituta frequentata da entrambi, conosciuta in un bordello. Nel 1889 infatti, Vincent, in preda alle allucinazioni e folle di gelosia si mozzò con un rasoio metà dell’orecchio sinistro e lo spedì a Rachele, come pegno d’amore. Qualche giorno dopo Vincent si ritrasse con una vistosa fasciatura a coprire l’orecchio mutilato.

Morì a soli 37 anni per un colpo di rivoltella, una sera tra i suoi tanto amati campi di grano, probabilmente auto inferto.

Era doveroso, da parte mia, darvi anche una breve ma dettagliata biografia, a fine articolo, dopo aver esplorato la storia di una vita penetrante a sé stessa, quella del grande pittore e scrittore VINCENT WILLEM VAN GOGH.

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